venerdì 9 maggio 2025

TUTTOFOOD 05/05/2025

 

TUTTOFOOD  05/05/2025


Esserci è fondamentale.

Qui l’Italia incontra il mondo. 

In un attimo sei in Uzbekistan, se giri l'angolo arrivi in Cina



e se inverti il percorso metti piede in Sicilia 



e il Piemonte è a Nord che ti aspetta!


Questa grande manifestazione accoglie, ti senti partecipe anche se sei solo uno spettatore. Percepisci la voglia, il desiderio di far conoscere i prodotti in ogni campo alimentare, dal cibo alle bevande.

Io sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, parlo per me, ovviamente. Cerco qualcosa di particolare o meglio cerco le persone che rendono tale il loro prodotto.
Vengo attratta da questi biscotti salutari dal punto di vista degli ingredienti, per i bambini.


Ecco che la dietista si palesa e inizia il controllo visivo del prodotto. Non devo declamare le conoscenze in campo merceologico o nutrizionale oggi, 



quindi mi lascio guidare dalla spiegazione del mio interlocutore: Francesco Urbano. 

Mi trovo nello stand di “Sotto le stelle” Padiglione 6 Stand L08.

Gli chiedo subito se è il titolare, perché ne ha il piglio! Mi dice che è il figlio. Dopo le presentazioni, gli spiego il motivo per cui mi sono fermata al suo stand: mi hanno colpito questi deliziosi biscotti. E lui mi spiega che sono stati studiati per le esigenze dei più piccoli, l’utilizzo è sempre con prodotti biologici di ottima qualità, come si evince dalle certificazioni ottenute.


I prodotti li vedo, ed è palese che ci sia molta cura ed attenzione al consumatore, sempre più esigente, sempre con più intolleranze e allergie rispetto al passato.



Quindi gli chiedo di raccontarmi un po’ della sua famiglia, e perché si è giunti alla fondazione di quest’azienda. La storia mi dice, parte dai nonni che erano imprenditori agricoli, coltivavano cereali, e avevano gli ulivi. Mio padre aveva la passione invece dell’astronomia. Così andò all’università di Bologna a studiare gli astri e le stelle. Ma la vita reale, porta spesso a non poter inseguire i propri sogni e quindi per mantenere la famiglia, con due figli piccoli, scelse un’altra strada. La mamma invece aveva un’erboristeria. Nel retro bottega un giorno, provarono a preparare le fette biscottate in un piccolo forno dove entravano solo due teglie. Il risultato fu ottimo, ed in un attimo decisero di avviare quest’attività.

Sembra veramente una favola d’altri tempi, invece è la pura verità. La vita è così, a volte ci riserva sorprese così belle che ci infondono maggior fiducia in noi stessi e al contempo ci inducono ancora a sognare. A questo punto è doveroso ricordare cosa disse il sommo poeta: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.



Raggiungo il padiglione 10 e allo stand H11, dove incontro il Sig. Morghati. 

Il suo è un piccolo stand dove vedo un bellissimo samovar antico, tutto cesellato a mano, una vera opera d’arte. Generalmente conosciamo quelli russi, ma lui mi spiega che sono molto usati in Iran, Turchia, Kashmir, e ovviamente in Marocco, suo paese d’origine. 



Gli chiedo da quanti anni è in Italia, perché ha una perfetta pronuncia italiana, mi risponde che è qui da 39 anni. Abita a Milano. Gli rispondo che ha anche preso il tipico accento milanese, e di questo ridiamo un po’ su.






Mi racconta che questa mattina è atterrato alle 2, da un viaggio in Cina, e alle 10 aveva già allestito il suo stand. Mi parla con entusiasmo del suo lavoro, del suo impegno quotidiano, dell’impeto con cui ha affrontato le difficoltà iniziali. Nel contempo mi offre un tè e mi chiede se ho preferenze. Chiedo cortesemente allora: “un thé à la menthe”. Il tè verde è simbolo di ospitalità, cordialità e relax, oltre che la bevanda nazionale del Marocco. E proprio questo gli ha dato l’idea di creare la sua azienda col nome: “Al Mouhajir”, il cui significato è “emigrato”.

Questo credo sia uno dei più fulgidi esempi di integrazione. Al signor Morghati, vanno i miei più sinceri complimenti perché non solo ha saputo interagire con il nostro Paese, ma è diventato un imprenditore di successo. Scegliendo di visitare i luoghi di produzione del tè, ha modo di conoscere i produttori e di seguire i controlli periodici sulla produzione al fine di garantire solo prodotti di alta qualità e privi di qualsiasi sostanza nociva. Mi regala due fantastiche brochure da cui ho estrapolato le immagini a corredo del pezzo 

e congedandomi dice che il suo nome Morghati è praticamente italiano, e ripensandoci ora aggiungo: forse era destino che la sua vita si svolgesse qui, con noi in Italia, perché era già scritto nel suo nome!

 






Ma a metà mattina, devo assolutamente prendere il mio caffè.

Per scegliere fra i molti stand, dove andare a gustarlo, ci è voluto solo un attimo.

“La Cafferia” Padiglione 10 Stand H47.

Una gigantesca vela a corredo di uno stand mi ha stuzzicato, quindi ho chiesto se per cortesia mi potevano offrire un caffè. 

Mi ha risposto il Signor Alessandro che molto gentilmente si è intrattenuto con me, rispondendo poi alle mie domande. 

Dove ha inizio questa attività? Mi risponde che tutto ha inizio quando il Signor Ferruccio Rizzi insieme alla moglie apre un negozio in Luino – provincia di Varese - 

per importare caffè crudo da un po’ tutto il mondo, al fine di creare miscele di ottima qualità.

Un uomo che ha creduto nella cultura del caffè. In effetti c’è un mondo nel caffè.  I luoghi di produzione abbracciano il pianeta e ogni piantagione di caffè si caratterizza per il suolo in cui è coltivato, per il clima, per le pratiche agricole applicate.

Il realizzare una torrefazione dove si potesse degustare l’aroma sprigionata dalla tazzina dell’espresso servito e il poter offrire al cliente una valente gamma dei propri prodotti, ha rappresentato negli anni ’90 l’inizio di una florida attività, da questa sono nate poi diverse realtà in Lombardia e con partner commerciali persino in Cina e Turchia.

Leggendo poi alcune informazioni dal loro sito, va sicuramente menzionato un ottimo progetto: IWCA, acronimo di International Women’s Coffee Alliance. 


Questo perché: fra i 25 milioni di coltivatori di caffè, le donne rappresentano una forza lavoro numerosa, diventando parte fondamentale nel processo di lavorazione. L’attività e le condizioni primarie dei lavoratori nel settore del caffè sono cambiate, a tutt’oggi vediamo donne che occupano posizioni un tempo a loro negate. Ed è proprio dalle loro vicissitudini che nasce la IWCA. Si tratta di un network che supporta le donne nel mondo del caffe.  Era giusto citare questa lodevole iniziativa.

 

TuttoFood è anche la storia di vite, non solo uno scambio commerciale.


La passione ha forgiato il lavoro di queste persone, questo indubbiamente ha rappresentato il distinguo per le loro attività e per la loro prosecuzione.




La giornata è stata propizia agli incontri.


Sotto un cielo plumbeo sono arrivata in Milano Rho Fiera, ma dentro ho assaporato subito la vitalità della gente ed era già come ci fosse il sole!

Per questa edizione è tutto, alla prossima!

Milano, 5 Maggio 2025

 




 

 

 

 

 





domenica 16 marzo 2025

VIENI, C’E’ UNA STRADA NEL BOSCO…CON UN TESORO NASCOSTO!


Vieni, c’è una strada nel bosco…con un tesoro nascosto!

Dove?

Ad Avigliana, provincia di Torino. Non è una pentola piena di monete d’oro, ma una intera collina scavata, che ci regala un tesoro di storia vera. Non è un miraggio, non è un mito, ma un tangibile piacere della scoperta. Suscita interesse e curiosità. Di che si tratta dunque?

Quando entri nelle viscere della terra, resti affascinato dal racconto che accompagna il viaggio. Diventi parte di quel documentario mai trasmesso, o dei film che ha ispirato, e incarni la vita che è passata di lì. Sono all’interno del dinamitificio Nobel. Proprio Alfred Nobel, senz’altro più conosciuto per i premi, che ogni anno continua ad elargire, a coloro che si sono distinti per merito in diversi campi.

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, siamo nel 1867 quando Nobel brevetta la dinamite. Costruisce fabbriche in diversi paesi europei per produrla, vicissitudini varie poi lo portano ad Avigliana, che sceglie per la ferrovia, 

per la vicinanza all’acqua e per il posto ventilato, queste caratteristiche sono fondamentali per la sicurezza nella fabbricazione degli esplosivi.

Non voglio svelarvi tutto. Anche perché leggere questo articolo, può solo rappresentare “l’innesco” della sorpresa che vi aspetta visitando l’Ecomuseo del dinamitificio Nobel, che vi ammalierà, vi catturerà proprio come è successo a me.

Un forte impatto misto di natura e storia. Una breve lezione di chimica tenuta da un ingegnere.

Un riassunto che abbraccia più di un secolo di storia, dove viene ricordato il vissuto di chi ci ha preceduto, passando attraverso i corridoi che loro hanno percorso.


Già mi immagino le dure giornate di lavoro trascorse in un luogo dove non si vedeva il sole, dove tutto e di più poteva accadere. Dove la manovalanza entrava al mattino, ma non era certa di uscire la sera: gli esplosivi non sono caramelle.

Il percorso è di due ore e sono passate in un amen! Devo e dobbiamo dire un grande grazie agli Amici di Avigliana, un gruppo di aviglianesi che dona il proprio tempo libero. E il tempo è un bene grande e prezioso.


Sabato 15 Marzo 2025

Germana Blandin Savoia

 

 

 

mercoledì 15 gennaio 2025

UNA DONNA, PER LE DONNE.

 


UNA DONNA, PER LE DONNE.

Oggi intervisto la Dottoressa Marilena Cozzarella, ginecologa.

Ci siamo conosciute ai tempi in cui l’ospedale Valdese in Torino era un punto fondamentale su cui contare. Purtroppo è stato chiuso. I valenti medici che operavano nella struttura sono stati sparpagliati in altri presidi ospedalieri della città. Ma chi come me, instaura un rapporto di fiducia con chi ti cura, mica lo molla solo perché hanno chiuso l’ospedale!

Domanda n. 1

Perché ha scelto la ginecologia come specializzazione?

Ho scelto ginecologia come specializzazione perché mi affascina l'opportunità di seguire le donne in tutte le fasi della loro vita, dalla salute riproduttiva alla gravidanza e oltre. È una disciplina che unisce competenze tecniche e umane, permettendo di creare un rapporto di fiducia con le pazienti e di fare la differenza nella loro salute e benessere. Inoltre, mi ispira l'idea di contribuire a temi importanti come la prevenzione e il supporto alle donne in momenti delicati della loro vita.

Domanda n. 2

È difficile esercitare oggi questa professione?

Sì, esercitare questa professione può essere difficile, ma anche incredibilmente gratificante. Le difficoltà derivano spesso dalla necessità di prendere decisioni importanti in tempi rapidi, dalla gestione di situazioni emotivamente intense e dalla responsabilità di garantire la salute delle pazienti. Tuttavia, queste sfide sono bilanciate dalla soddisfazione di aiutare le donne in momenti fondamentali della loro vita, come la gravidanza, e di contribuire al loro benessere generale. È una professione che richiede dedizione, empatia e aggiornamento continuo, ma per me vale ogni sforzo.

Domanda n. 3

Quanto influisce la psiche sulla somatizzazione di una malattia? E se sì, quanto su un carcinoma?

La psiche gioca un ruolo significativo nella somatizzazione di molte malattie, soprattutto in quelle in cui stress, ansia o traumi psicologici possono manifestarsi attraverso sintomi fisici. Tuttavia, per quanto riguarda un carcinoma, il rapporto tra psiche e sviluppo della malattia è più complesso. Non ci sono prove scientifiche che lo stress o i fattori psicologici possano causare direttamente un carcinoma, poiché le sue cause principali sono genetiche, ambientali e legate a fattori di rischio specifici.

Tuttavia, la psiche può influenzare indirettamente il decorso della malattia e la risposta al trattamento. Ad esempio, uno stato mentale positivo può migliorare l’aderenza alle cure, la qualità della vita e, in alcuni casi, rafforzare il sistema immunitario. Al contrario, stress cronico o depressione possono indebolire il corpo, rendendo più difficile affrontare le terapie. Per questo motivo, l’approccio integrato alla cura di un carcinoma include spesso anche supporto psicologico.

Domanda n. 4

Quale percentuale di interventi annui sul bacino d’utenza (indicare numero pazienti globale seguiti) che segue? E quale percentuale di interventi sul totale dato, sono carcinomi?

Annualmente seguo un migliaio di pazienti per i controlli ginecologici ed una percentuale inferiore viene seguita per il monitoraggio della gravidanza fisiologica (controlli ostetrici).

Tra le pazienti che accedono per i controlli ginecologici annuali circa il 15% dovranno essere operate per una patologia in ambito ginecologico (polipi, miomi, cisti ovariche, prolassi, carcinomi), fortunatamente solo il 2% del totale verrà sottoposta ad intervento per una patologia tumorale.

Domanda n. 5

I carcinomi riscontrati, dove sono ubicati?

I tumori riscontrati con maggiore frequenza sono quelli endometriali ossia che riguardano il corpo uterino. Questi carcinomi sono legati a fattori predisponenti come obesità, diabete ed ipertensione ed insorgono prevalentemente dopo la menopausa a differenza dai tumori della cervice uterina che colpiscono le donne più giovani e sono dovuti all’infezione da Papilloma Virus di cui adesso è disponibile la vaccinazione.

I tumori endometriali sono facilmente curabili se diagnosticati precocemente con il solo intervento chirurgico senza la necessità di ulteriori terapie adiuvanti, questo implica la necessità di effettuare controlli clinici ginecologici annuali regolari.

Meno frequentemente, fortunatamente, ci troviamo di fronte alla diagnosi di carcinoma ovarico. Quest’ultimo è molto più subdolo perché può crescere indisturbato in addome prima di dare segno di sé, determinando spesso la sua diagnosi tardiva con difficoltà o impossibilità chirurgica e necessità di terapie chemio e radioterapiche successive all’intervento.

Domanda n. 6

La prevenzione è sufficiente secondo lei?

"La prevenzione è fondamentale, ma da sola non è sempre sufficiente. Adottare uno stile di vita sano, effettuare controlli regolari e aderire ai programmi di screening può ridurre significativamente il rischio di molte malattie, incluso il carcinoma, o permetterne una diagnosi precoce, aumentando così le probabilità di successo delle cure.

Tuttavia, ci sono fattori come predisposizione genetica, esposizione ambientale e mutazioni casuali che non possono essere completamente prevenuti. Per questo, oltre alla prevenzione, è essenziale investire nella ricerca, garantire accesso a cure tempestive e personalizzate e promuovere la consapevolezza affinché le persone siano informate sui segnali di allarme e sui passi da compiere per la propria salute."

Domanda n.7

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per garantire una vita sana alle donne?

Le istituzioni hanno un ruolo cruciale nel garantire una vita sana alle donne e dovrebbero adottare un approccio integrato che tenga conto della salute fisica, mentale e sociale. Alcuni passi fondamentali includono:

1. Accesso alla prevenzione e alla cura: Offrire programmi di screening gratuiti o a basso costo per malattie come tumori ginecologici, malattie cardiovascolari e osteoporosi, garantendo che ogni donna possa accedere a controlli regolari e a cure di qualità.

2. Educazione sanitaria: Promuovere campagne di sensibilizzazione sull'importanza di uno stile di vita sano, inclusi alimentazione equilibrata, attività fisica e gestione dello stress, con particolare attenzione alle diverse fasi della vita femminile.

3. Supporto psicologico: Integrare servizi di salute mentale nei percorsi di cura, riconoscendo l'impatto dello stress e delle malattie mentali sulla salute globale delle donne.

4. Diritti e tutele lavorative: Implementare politiche che tutelino la salute delle donne lavoratrici, come congedi di maternità, supporto alla conciliazione tra lavoro e famiglia, e prevenzione dello stress lavoro-correlato.

5. Ricerca mirata: Investire nella ricerca per comprendere meglio le specificità della salute femminile e sviluppare cure personalizzate.

6. Contrastare la violenza di genere: Prevenire e affrontare la violenza sulle donne, che ha gravi ripercussioni fisiche e psicologiche, attraverso campagne educative, leggi efficaci e supporto per le vittime.

In sintesi, le istituzioni devono garantire un approccio multidisciplinare e accessibile, lavorando in sinergia con la comunità per rispondere alle esigenze specifiche delle donne. 

Domanda n. 8

Lei è un medico privato che opera nel pubblico, come giudica la sanità nel mondo privato rispetto al pubblico e viceversa?

Un medico tende a giudicare sanità pubblica e privata sulla base delle loro peculiarità, vantaggi e criticità, tenendo conto dell'obiettivo comune di garantire cure di qualità ai pazienti.

La sanità pubblica rappresenta un pilastro fondamentale per garantire l'accesso alle cure a tutta la popolazione, indipendentemente dalle condizioni economiche. Tra i suoi punti di forza ci sono:

-Accessibilità universale.

-Presenza capillare sul territorio.

Tuttavia, soffre spesso di carenze strutturali, lunghe liste d'attesa e una burocrazia complessa, che possono influire negativamente sull'efficienza e la tempestività delle cure.

La sanità privata offre generalmente tempi di attesa più brevi, una maggiore personalizzazione delle cure e strutture spesso più moderne. Tuttavia, il suo accesso è legato alla capacità economica del paziente, il che può creare disparità.

Dal punto di vista di un medico, lavorare in entrambi i contesti presenta sfide e opportunità. Nel pubblico, c'è la possibilità di aiutare una platea più ampia e diversificata, ma spesso con risorse limitate. Nel privato, ci sono maggiori strumenti e tempi per il paziente.

L’ideale sarebbe un sistema che unisca i punti di forza di entrambi, garantendo equità, efficienza e alta qualità delle cure. 

Domanda n.9

Una domanda per il suo futuro: cosa si auspica?

1 Innovazione e ricerca

Contribuire al progresso medico partecipando a studi clinici o sviluppando nuove tecniche nel campo ginecologico potrebbe essere una grande soddisfazione personale e professionale.

2 Creare una rete di supporto per le donne

Promuovere la salute femminile attraverso campagne di sensibilizzazione o programmi educativi mi farebbe sentire più vicina alle mie pazienti.

3 Tecnologie avanzate

Diventare esperta nell’uso di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale in ginecologia (ad esempio per diagnosticare tumori precocemente) o l’uso della robotica nelle procedure chirurgiche.

4 Formazione di nuove generazioni

Condividere la mia esperienza insegnando a giovani medici potrebbe darmi la soddisfazione di lasciare un impatto duraturo sulla professione.

5 Miglioramento del work-life balance

Trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata, soprattutto in un campo impegnativo come quello della ginecologia.

Domanda n. 10

Una domanda per il futuro del genere femminile: cosa auspica loro?

Auspico un futuro in cui il genere femminile possa vivere in un mondo di pari opportunità, libertà e rispetto, in cui ogni donna abbia il diritto di esprimere pienamente sé stessa, senza ostacoli o discriminazioni.

Mi auguro che le donne possano accedere a un'istruzione di qualità, a carriere soddisfacenti e a una rappresentanza equa in tutti gli ambiti, dalla politica all'economia, dalla scienza all'arte. È fondamentale che siano garantiti i diritti fondamentali, come la salute, la sicurezza e la libertà di scelta, eliminando violenze e disuguaglianze di genere.

Spero anche in una cultura che valorizzi il ruolo delle donne non solo come madri o figure di supporto, ma come individui completi, capaci di cambiare il mondo con il loro talento, la loro intelligenza e la loro sensibilità.

In definitiva, auspico un futuro in cui il genere non sia più una barriera, ma una ricchezza da celebrare e rispettare.

Domanda n. 11

Consiglierebbe la sua professione alle ragazze? Se sì, perché?

Consiglierei senza dubbio la professione di ginecologa alle ragazze, soprattutto a chi sente una vocazione per la medicina e il desiderio di accompagnare le donne in tutte le fasi della loro vita. È una specializzazione che richiede impegno, ma offre una straordinaria opportunità di fare la differenza, sia dal punto di vista fisico che emotivo.

Essere ginecologa significa lavorare a stretto contatto con le pazienti, costruendo un rapporto di fiducia unico. Ci si trova a svolgere un ruolo importante non solo nella prevenzione e nella cura, ma anche nell'educazione alla salute e nel supporto durante momenti delicati come la gravidanza, la menopausa o la gestione di patologie complesse.

Inoltre, è una disciplina in continua evoluzione, che unisce competenze mediche, chirurgiche e umane, rendendola stimolante e mai monotona. Per chi è motivata dalla passione per la medicina e dall'empatia verso le altre donne, questa professione può essere una scelta appagante e significativa. 

Domanda n. 12

Oltre ad essere un bravo medico, (questo lo dico io), lei si considera una buona terapeuta della coppia nell’ascolto? E se sì, una terapia per e dell’animo esiste?

Sì, possiamo considerare la terapia di coppia come una forma di "cura per l'animo" delle persone coinvolte in una relazione. La terapia di coppia, infatti, non si limita a risolvere conflitti pratici o comportamentali, ma si concentra anche sulle emozioni profonde, sui bisogni non espressi e sulle ferite emotive che spesso si nascondono dietro i problemi di una relazione.

Questa forma di terapia aiuta entrambe le persone a comunicare meglio, a comprendere i propri sentimenti e quelli del partner, e a sviluppare strumenti per affrontare insieme difficoltà che possono pesare sull'animo, come il risentimento, la mancanza di fiducia o il dolore emotivo.

In un certo senso, possiamo dire che la terapia di coppia lavora sull'intimità emotiva e sul benessere psicologico di entrambi i partner, favorendo la crescita personale e la connessione autentica.

Domanda n. 13

Ho detto che lei è una donna, per le donne. Si sente come l’ho descritta, attraverso le domande poste? Aggiunga lei come e cosa vorrebbe per il pianeta femminile.

Immagino un pianeta femminile dove ogni donna possa vivere libera da discriminazioni, violenze e stereotipi di genere, un luogo in cui il valore e il potenziale di ogni individuo siano riconosciuti e celebrati. Vorrei un mondo in cui le donne possano sentirsi sicure, rispettate e incoraggiate a realizzare i propri sogni, senza essere costrette a scegliere tra carriera, famiglia o libertà personale.

Sogno un pianeta dove la solidarietà tra donne sia un valore centrale, unendo le generazioni in una rete di sostegno reciproco. Dove ci sia accesso equo all'istruzione, alla salute e al lavoro, e dove la leadership femminile sia presente in tutti gli ambiti della società, ispirando il cambiamento e promuovendo l'equità.

Inoltre, vorrei che la femminilità fosse vista come una forza, non come una debolezza, e che la diversità delle esperienze e dei ruoli femminili fosse accolta con orgoglio. Un pianeta in cui le donne possano vivere in armonia con sé stesse, con gli altri e con la natura, contribuendo a costruire un futuro più giusto, creativo e compassionevole per tutti.

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La ringrazio Dottoressa Marilena, e auspico che l’articolo venga letto anche dalla platea delle ragazze e da tutte le donne a cui lei si rivolge con attenzione, sensibilità e dedizione.

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 9 gennaio 2025

DESTINAZIONE BRERA

 


Destinazione Brera.




È da tempo che volevo andare.

Brera era una meta, Brera un mito.

 Un sogno realizzato il 3 gennaio 2025.

Inaugurare l’anno con una immersione nell’arte è stata emozione pura.

Non ho voluto informarmi su chi era presente e chi no.

Non ho voluto sapere niente prima.

Volevo solo essere ammantata dalla grazia che sicuramente mi avrebbe rapita e ammaliata.

Andare per ammirare, questo è il mio mantra.

Una esplosione inebriante.



Sale in cui avrei voluto campeggiare. Cosa c’è di più bello di svegliarti circondata dal bello? Da ragazza ho avuto questo immenso piacere. Ero con una mecenate che mi ha accolta per due settimane nella sua casa di montagna. Avevo Ottone Rosai, Picasso, Pissarro e Casorati nella mia camera. Era come dormire in una pinacoteca privata. Mi è piaciuto un sacco! È stata una delle più belle esperienze. Già amavo l’arte, lei non fece altro che aumentare il mio bisogno di guardare attraverso la pittura, di qualsiasi epoca fosse.

In Brera ho potuto immergermi dentro i colori e dietro le cornici. 


Ho imparato molto, del resto come si dice a Napoli:

“Nisciuno nasce imparato. E io non lo nacqui!”.
Ho imparato a conoscere grandi pittori considerati minori, ma che minori non lo sono affatto. Secondo me, anche coloro che non hanno raggiunto la vetta, coloro che sono relegati ad essere esposti solo negli ingressi e non nei salotti buoni, ebbene anche questi pittori hanno contribuito a quel racconto che attraverso i dipinti ci dice com’era l’epoca da loro vissuta.

È sempre importante arricchire le proprie conoscenze e qui in Brera è successo.

Certo è che alcuni quadri ero in grado di spiegare il messaggio in essi racchiuso e il Prof. Sgarbi sarebbe orgoglioso di me, tuttavia è fondamentale continuare a studiare. E io lo metto in pratica. Il mio babbo un giorno mi disse che dovevo studiare sempre e di tutto, perché in ogni luogo mi fossi trovata, dovevo essere in grado di tenere argomentazione.

La vita è adesso, qui in Brera mi sento felice e questo è già una buona cosa.

Avere l’arte che ti scorre nelle vene ti fa vedere quello che non hai potuto vedere e vivere in quelle epoche, ma tangibile è ad esempio l’odore di quelle pietanze preparate con maestria.


O resti stupefatta da quella donna che non ha paura di raccontare la sua sofferenza.




O la dolcezza di una Madonna ti svela quanto è dolce l’amore di una madre per la sua creatura. 


Questo è Brera!

 

venerdì 20 dicembre 2024

PICCOLA FIABA

 


Piccola fiaba.

 

Il calendario, lungo ben 365 giorni e ogni tanto ricco di un giorno in più, era stanco a fine anno.

C’era chi gli staccava un foglio ogni giorno, c’era chi gli cerchiava i giorni e lo copriva di appunti e poi girava il foglio ogni mese e infine c’era chi non lo guardava proprio mai.

Era sempre appeso, a volte in cucina, a volte in corridoio e d’estate quando tutte le porte erano aperte cadeva spesso perché il vento riusciva a buttarlo giù, staccandolo dal suo chiodo. Si sentiva un oggetto muto ma avrebbe voluto tanto parlare. Già, se avesse potuto parlare… cosa avrebbe voluto dire a questi umani?

Per magia, nella notte di Santa Lucia il calendario si accorse di poter parlare. Dapprima si schiarì la voce, poi sbadigliò e infine cominciò a dire tutto quello che aveva in cuore e nella mente.

Certamente le sue parole erano crude e dure, perché vedeva intorno a sé gli anni passare inesorabilmente e nessuno che rispettava mai i buoni propositi che ogni fine anno si proponeva. Tutti indaffarati a fare, fare, fare. Ma possibile che non si rendessero conto che dopo il fare non c’era più niente? Non c’era posto per amare, non c’era posto per consolare, non c’era posto per farsi compagnia, ascoltare ecc.

Il calendario snocciolò tutte le mancanze che la gente continuava a “fare”. Il sermone durò tutta la notte. Peccato che tutti dormivano e nessuno ebbe modo di sentirlo e prestargli attenzione.

Il mattino seguente la magia era finita. La voce era scomparsa, nulla era valso per aiutare, ma forse nulla era perduto, perché la magia tramutò le parole in uno scritto e lo pose sull’ultima pagina del calendario.  Il primo gennaio, quando tutti andarono a sostituire il calendario vecchio con quello nuovo, trovarono una incredibile lettera che li fece riflettere. Così promisero al muto calendario che avrebbero d’ora in poi ascoltato di più i loro cuori; in fondo era una cosa semplice, dare spazio agli altri anche regalando un sorriso, che non costa nulla, ma è un messaggio che aiuta a passare quella che era solo una giornata, in una splendida giornata.

martedì 1 ottobre 2024

FAVELLA je t'aime

 


Favella je t’aime.


Era dunque destino che avessi molta favella? Ma non è della mia facilità di dialogo che vi voglio dire.

È di Favella che vi voglio brevemente raccontare.

Lì ci sono le mie origini.

Un piccolo paese fortunato. Altezza 950 mt. e quindi già mezza bellezza. Poco abitato ormai, ahimè. Come tutti i luoghi lontani dalle città, gli abitanti si sono trasferiti in pianura, vicino ai posti di lavoro e a Favella sono rimaste solo le case. 


Antiche dimore. Alcune, che conservano il fascino delle pietre con cui sono state costruite, delle porte di legno massiccio brunite dal tempo trascorso, con le porte e finestre un po’ malandate, e i tetti con tegole a scacchi quando mancano.

Coloro che ci hanno preceduto, amavano questo luogo e gli animali del bosco a tal punto, che esiste ancora una porta di un fienile con l’incavo per la volpe o il tasso, affinché potesse trovare riparo nei giorni di gelo.

Vicino a Favella, ci sono due frazioni: Tabone e l’altra di nome Ciacià, come il ballo.

Alla gente di un tempo dopo aver trascorso la giornata al lavoro nei campi o seguendo nei prati le loro greggi, piaceva trovarsi la sera dopocena nelle stalle dove si raccontavano le storie. Erano fantastici racconti che narravano della notte dei tempi quando le fate dovevano combattere le malefiche streghe. Esistono ancora oggi, nella memoria di chi sa, degli angoli in cui la pelle ti si rabbrividisce se passi di lì. Anche i boschi vicino a Favella sono stati campi di battaglia dell’oltre.



 Ora invece puoi trovare alberi che mostrano le loro radici, 

o alberi che prendono vita con le sembianze di orso,







o alberi a testa in giù. 

Ma ovunque volgi lo sguardo senti il profumo della menta piperita o l’intenso odore dell’edera che ricama volute sugli alberi più in là.





Il bosco è da vedere. È da vivere.

 A volte ci troviamo anche noi a testa in giù come questo albero che si trova in bilico fra altri, è suppergiù come noi quando pensiamo di essere gambe all’aria senza più motivazioni. Poi esuberanti radici li circondano e ne restano avvinghiati come dentro una fitta rete, e loro sono come noi, quando l’amore ci avvinghia e ci pervade.

Se volete provare anche voi queste sensazioni, non vi resta che venire in gita qui. Sicuramente resterete ammaliati. Non vi ho fotografato il paese di proposito, perché sarete voi i pionieri. Vi dico solo che abbiamo in tutto tre acquedotti. Fonti sorgive ci contraddistinguono e alle fontane potrete dissetarvi se la calura si farà sentire, se invece arriverete nel bianco inverno, troverete ghiaccioli pendenti come stalattiti dai tetti e nelle fontane vi potrete specchiare.

Sarebbe bello che anche voi vi innamoriate di Favella a tal punto da volerci abitare. Le campane delle nostre due chiese suonerebbero a festa e faremmo baldoria, cibo e vino ne abbiamo sempre. E adesso abbiamo anche la fibra per essere sempre connessi col resto del mondo. Ma per me e per molti, il nostro mondo è qui. Con i nostri ricordi di quando eravamo bambini, con le amicizie dell’adolescenza che perdurano ancor oggi, con la magia e con l’arte che ci distingue.

Favella je t’aime.


Germana Blandin Savoia

1 Ottobre 2024