sabato 27 maggio 2023

COSA HO IMPARATO QUEST'ANNO AL SALONE DEL LIBRO IN TORINO 2023 E QUAL E' IL MESSAGGIO CHE PORTO A CASA

 

Cosa ho imparato quest'anno al Salone del Libro in Torino 2023 e qual è il messaggio che porto a casa.


La mia cinque giorni di presenza ve la voglio raccontare da un punto di vista diverso dal narrare quanto i libri sono piaciuti, io vi voglio dire della gente, in particolare della loro umanità; del resto dei libri e sui libri parleranno già tutti gli altri blogger e giornalisti.

Lunedì 22 maggio 2023 è stata la giornata conclusiva. Quest'anno i dati riportano una crescita di presenze, siamo arrivati a 215.000 persone. Sono sfilate nel corridoio antistante alla mia postazione tutti, dai piccini agli adulti. E' stato spettacolo puro. 

Oltre lo specchio Alice mi ha condotta alla riflessione e a pormi sempre molte domande, ad alcune riesco dare risposta, ad altre no. Per questo motivo ho intervistato un Editore.

Ho scelto solo tre semplici domande, che in realtà racchiudono un pianeta da esplorare.

Il Salone è giovane, quindi ho intervistato Gianni La Corte, Ceo/ Direttore Editoriale di LA CORTE Editore.

Eccoci: " Allora tre brevi domande a lei come editore".

"L'editore quale ruolo ha nel suo stand durante la Fiera del Libro?"

Risposta:

“ Durante la Fiera del Libro, io in particolare appunto, noi i nostri La Corte Editore cerchiamo davvero di proporre ai nostri lettori i libri che possano essere più indicati per loro, quindi durante questa fiera poi è bello perché si va in qualche modo a tirare le fila di un anno di lavoro, di scelte fatte e compiute e si ha l'occasione di misurare davvero con mano se sono effettivamente piaciute al pubblico, se piacciono, cosa va, cosa non va, quindi l'editore allo stand deve innanzitutto avere contatto col pubblico e poi ovviamente serve invece per tutti i mille contatti lavorativi e professionali che in occasioni come queste si intrecciano e si stringono”.

Seconda domanda:

Cosa deve fare l'autore nello stand? Fa solo il firma copie o deve anche lavorare?”

Risposta:

“ Per noi, nel nostro caso l'autore deve essere, deve metterci il suo entusiasmo, nel senso che siamo noi a vendere i suoi libri, c'è il nostro staff, 


ma deve poi saper raccontare magari al momento giusto, dare due parole in più, oppure deve firmare la copia perché, ecco a noi piace portare molti autori allo stand perché il cliente al Salone del Libro paga un biglietto e quindi cerchiamo di dare un'esperienza diversa cerchiamo di dare al lettore che ci viene a trovare tante anteprime, esclusive, appunto autori che possano in qualche modo firmagli la copia o raccontargli qualcosa in più in maniera tale che possano portarsi a casa qualcosa in più del semplice libro comprato in libreria”.


Terza e ultima domanda:

Gli autori hanno la facoltà di incontrarsi, autori che non si conoscono della sua casa editrice, ma gli autori fra loro oltre a presentarsi, se la possono chiacchierare un po'?”.

Risposta:

“ Sì assolutamente. Da noi si stringono davvero grandi amicizie e poi penso alla nostra casa editrice come a una grande famiglia quindi diventa molto spontaneo poi proseguire magari la serata a cena insieme o che cosa. Quindi sì fra gli autori nascono delle bellissime amicizie e poi sono occasioni anche di confronto, per confrontarsi su quello che va o che non va, darsi dei consigli vicendevolmente quindi anzi il salone diventa davvero un'occasione da collante o per migliorare ancora le proprie competenze o scambiarle”.

“Grazie mille, alla prossima” concludo.


Sembra forse un po' strano rivolgere lo sguardo altrove, non sulle le pagine scritte, ma su chi ho conosciuto, su chi mi ha elargito ascolto incondizionato pur non avendomi mai vista,


Ecco questo è il messaggio che mi porto a casa...

Esprimo gratitudine per ogni incontro. Mi avete fatto capire che ci sono ancora molte persone buone, con anime belle, pronte a mettersi al servizio degli altri, e per me questo conta molto.


Quindi voglio ringraziare il Dott. Antonio Zullo, una splendida persona per la sua amabile comprensione. Auspico un giorno poter assistere a qualche sua lezione, lui è un criminologo della Polizia di Stato di Torino. Argomento affascinante che dipana l'umano e lo legge nelle sue spire, mettendo a nudo quelle circonvoluzioni cerebrali che inducono l'individuo a commettere fatti o a non commetterli e questo fa il distinguo. Certo è che anche l'ambiente in cui si vive, prima famigliare e poi i rapporti con chi ci si circonda sicuramente influiscono e forgiano le menti.


Un altro particolare ringraziamento lo vorrei rivolgere al Prof. Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale con cui ho potuto dialogare come fossi una sua alunna e la magia dannunziana ha avuto inizio.



Alle sue amabili curatrici Chiara e Giusy, due splendide donne, con cui è scattata quella sintonia che si chiama amicizia.


Alle mie nuove amiche di penna e di disegno con cui faremo un pezzo di strada insieme nel nostro percorso di vita. Non vi cito tutte ragazze, perché siete tante, ma voi lo sapete che parlo di voi.


Alla mia amica di Palermo, grande professionista che ha nel suo animo la divulgazione degli scritti dei suoi conterranei e che dallo scorso anno mi fa assaggiare i suoi splendidi volumi.

Grazie mille Dott.ssa Sonia Soresi.


Infine desidero ringraziare tutti gli studenti con cui ho avuto modo di dialogare, di domandare, di rispondere. Sono stata molto contenta di trovare ragazze/i molto preparati, lettori di Kafka o di Dostoevskij di loro iniziativa senza l'obbligo di lettura da parte della scuola. Ci siamo confrontati, sul volgere lo sguardo anche oltre oceano e leggere ad esempio Steinbeck o restando nel vecchio Continente per gustare il premio Nobel Eric Boll. Mi sono permessa di suggerire loro questo, perché anche la mia mitica Prof. Angela Falcone lo fece, e per me si aprì un altro mondo.

Quando la connessione umana diventa connessione d'intenti è un magnifico vivere, perché solo con il cuore possiamo cercare di diventare migliori, l'ascolto con il dialogo ci aiutano a realizzarlo. C'è sempre da imparare, aumentare il proprio bagaglio culturale ci arricchisce dentro e ci fa stare bene.

Avere un obiettivo da raggiungere, mettersi in gioco anche solo con le parole, diverse per ogni persona che incontriamo, perché noi siamo diversi, è fondamentale affinché arricchendo il nostro vocabolario, implementando le nostre conoscenze ci rendiamo conto sempre più che l'essere umano è stato creato per stare insieme, pur ammettendo che serve anche alla mente lo stare da soli, per una meditazione o qual altro si voglia. Certo è che quest'anno al di là di tutto, mi sono proprio divertita e mi porto dentro la gioia che ho provato partecipandovi.


I sorrisi ricevuti e regalati hanno completato le mie cinque giornate torinesi!



mercoledì 17 maggio 2023

ERO UNA DEI 150.000...

 

Ero una dei 150.000...



Proprio così! Ero una dei 150.000 visitatori di Tutto Food Milano 2023, quest'anno con il ritorno in presenza anche di Host Milano. Grande e bellissima rassegna che ha coinvolto oltre 2700 aziende. E' la terza volta che ho il piacere di visitarla. Arrivo in treno e si sa che sul treno si viaggia in compagnia, fra una chiacchiera e l'altra, ho scoperto che il signore che ha condiviso il viaggio è titolare di un'agenzia di rappresentanza di caffè. E proprio da lì è iniziato il mio tour.

Il caffè.

Ritengo che molti debbano essere grati ad una tazza di caffè, vi chiederete il perché. Ecco, perché il caffè ha il potere di rappresentare momenti importanti della nostra vita.

E' ricevere, è accogliere l'ospite, è congedarsi.

Non immaginate quanto aiuti nei momenti di convivialità. Un fine pranzo di lavoro, una pausa durante la giornata. A volte con gli amici ci si vede anche solo per un caffè!

Ci avete mai pensato quanto questa bevanda possa giungere coma manna dal cielo? Davanti al caffè stringiamo accordi, contratti commerciali ad esempio, concludiamo trattative, ci diamo appuntamento! Il caffè nonostante sia una bevanda nervina dal punto di vista alimentare, in realtà ci dona quel relax di cui avevamo bisogno per sentirci a nostro agio, per foraggiare la nostra tesi, per sostenere il nostro punto.

Viceversa, se in compagnia riesce a darti quella serenità che in quel momento ti occorreva, una buona tazza di caffè al mattino è corroborante per tutta la giornata. Soprattutto se il caffè che andiamo a sorseggiare è buono. Lo so che il caffè è anche un vizio, ma come in tutte le cose occorre essere morigerati, ma non privarsi mai di un piccolo piacere quotidiano!

Ecco al Sig. Roberto Milan ho chiesto come mai avesse scelto di occuparsi proprio di questa marca di caffè, e cos'era che l'aveva indotto a scegliere questa piuttosto di un'altra, visto che gli ho detto che non la conoscevo. La risposta è stata: “Perché è la migliore, il caffè è il più buono che c'è!”.





Debbo riconoscere che è effettivamente così.

Sono un buon giudice, visto il mio passato trascorso a lavorare nel bar dei miei cugini, quindi quando sento l'aroma che dalla tazzina sale e mi coinvolge, significa che è proprio un buon caffè.

A riguardo di quanto ne consumo, mi sento molto più napoletana che piemontese, per questo sono molto selettiva e severa nel giudicare.

Quindi debbo dire che KENON è promosso a pieni voti con il diritto di divulgazione più ampio che possa aspirare. E' dal 1892 che viene torrefatto a Napoli e ci sarà pure un motivo se il proprietario veniva chiamato “ 'rre d” o cafè di Napoli”, ricordiamo che qui rappresenta oltre che la tradizione, un vero e proprio rito, che include anche un modo per ringraziare le persone.


                                                                       

Ho poi assistito all'inaugurazione della manifestazione. Molto interessante la conferenza stampa, la filiera agroalimentare anticipa il futuro del settore. Si è parlato molto di eco sostenibilità, di responsabilità e proprio in questa ottica è stata riproposta l'iniziativa di recuperare a fine giornata gli alimenti non ancora utilizzati per destinarli a chi ne ha bisogno attraverso le mense gratuite e i banchi alimentari. E' sempre lodevole e degna di nota questa scelta.



Tappa successiva Marche!

Sono stata piacevolmente colpita che in questo stand fossero tutti giovanissimi a rappresentare l'azienda che si occupa di salumeria. Il Centro Carni di Sibillini ovvero CCS, mi ha attratto perché sul banco ho visto il Ciauscolo. E' un prodotto che conoscevo per i mie trascorsi a Grottammare con la mia famiglia. Si tratta di un salame diverso dagli altri perché può essere anche spalmato sul pane, tanto è morbido e a grana fine.

Una tavola imbandita mi ha accolta e attirata, ma è stato il dialogare con loro che ha fatto la differenza.

Questa è la gioventù che vogliamo. Parlo con la Sig. Debora Mariani, tenace, preparata, istruita, costruttiva e innovativa.


What else? Verrebbe da dire quando vedi questa ragazza, un virgulto già plasmato dal desiderio di affermarsi, già sicura nell'essere nel giusto. Proiettata nel risultato da ottenere, ma soprattutto conscia che questa è la strada da seguire. Si emoziona quando mi racconta che nel giorno d'apertura ha dialogato quasi tutto il giorno in inglese, lo dice timidamente, però si sente fiera perché ha messo a frutto i suoi studi rendendo i suoi genitori orgogliosi di lei che sa far uscire dai confini italici i prodotti della sua terra.


Mille sarebbero le cose ancora da raccontare, ma Tutto Food va visto, assaggiato, conquistato metro dopo metro, padiglione in padiglione. Le parole in questo caso possono solo aggiungere, possono solo rappresentare il companatico, perché sono stati il gusto, l'olfatto, la vista, il tatto e l'udito che hanno svolto e colto appieno il significato di essere presenti!




giovedì 6 aprile 2023

L' ALLURE DI VINITALY 2023


L'ALLURE DI VINITALY 2023


In gita quasi scolastica a Verona, città dell'amore per eccellenza, oggi 4 Aprile 2023 per alcuni giorni diventa la città del vino.

La rassegna è conosciuta in tutto il mondo e questo rappresenta un segno di distinguo.

Per la prima volta visito Vinitaly e debbo dire che il messaggio da portare a casa secondo il mio vedere è: “Allure”, che vuol dire fascino.

Dico questo, perché il vino quando lo rotei nel bicchiere, il suo sentore ti ammalia per la fragranza che sprigiona e t'invita a comprendere il suo essere. Trovi il frutto di bosco, senti le note più legnose, o si sprigiona in bollicine d'estasi. Ho visto la manifestazione dal punto di vista di una donna, del resto quelle stesse parole usate per descrivere il vino poc'anzi, si potrebbero attribuire all'universo femminile. Per questo, mi sono soffermata a parlare soprattutto con le grandi Donne del vino.

Il fascino delle donne è nelle loro bottiglie, una varietà che abbraccia ogni desiderio: rosso, rosè, bianco per finire ai distillati.

Affascinanti donne che non hanno bisogno di lusingare il pubblico, i loro vini parlano in nome loro proprio.


E' stata una cosa mirabile potermi fotografare con la bellissima signora di Donna Fugata, Josè Rallo, figlia della signora Gabriella, pioniera come donna nell'imprenditoria femminile nel campo della viticoltura.


Poi un amabile racconto con le sue collaboratrici circa l'unione d'intenti con i creatori di moda Dolce & Gabbana ha concluso l'incontro in terra di Sicilia, ma tra una domanda e una risposta sono stata colpita dalla splendida “calata siciliana” della signora di origini tedesche!



L'impegno della famiglia che da 5 generazioni produce vini di qualità, va ben oltre essere solo vignaioli, difatti oltre essere promotori del Made in Italy nel mondo per l'eccezionalità dei prodotti, per la ricerca del sostenibile rispettando l'ambiente, per la creatività, sta portando avanti numerosi altri progetti quali: il vino e musica, il vino con l'arte e la femminilità.

Le sue Donne, la signora Gabriella è stata fra le socie fondatrici dell’Associazione Nazionale Donne del Vino che valorizza l’impegno femminile in tutte le categorie della filiera vitivinicola. La signora Josè Rallo ama l'innovazione e la comunicazione, così inizia a raccontare il vino come cantante del Donnafugata Music&Wine. Nel 2002 riceve il Premio Bellisario, che premia solo donne che si sono distinte per merito. E per me è stato un onore poter dialogare con lei, donna gentile e affabile, ma soprattutto semplice, basti pensare che voleva provvedere lei a fotografarmi con le sue assistenti. Questa è ormai una rara qualità, ma credetemi è sicuramente la migliore! Direi che lei è veramente la rappresentante dei suoi vini, coltivati con semplicità, come le mani sanno fare, bellissima come sole che illumina il suo incarnato, con un forte carattere che si rispecchia nei suoi bianchi e raggiante come il Chiarandà Contessa Entellina Doc Chardonnay dal bouquet intenso con nuances di fiori di ginestra, tracce di nocciola e vaniglia che concorrono a renderlo strutturato e ricco di sfumature dall'enorme potenziale delle Terre del Gattopardo.


Ho programmato le mie tappe, come fosse un giro d'Italia, zigzagando dal sud, al nord, al centro e via dicendo.

Come una scolaretta con il taccuino rosso e blu in mano, mi sono fatta strada nei corridoi fra gli stand frequentati quasi esclusivamente da signori. Spiccavo talmente tanto in mezzo a loro che il mio giacchino rosso, sembrava quasi surreale, invece sono molto reale, con una buona conoscenza del territorio e dei preziosi vitigni.

E' un mondo affascinante, il buon Veronelli ha saputo infondere in me la curiosità e la voglia di studiare e d'apprendere sugli antichi vigneti, sul fondere nella sintonia le uve al fine di ottenere quel vino che ora e sempre è il nettare degli dei, anche se sono gli umani a berlo!

Il vino non è come il cibo, che deve saziare. Il vino è tatto, eleganza, stile. E' savoir-faire. Il vino non è appagazione, è accompagnamento, introduzione, come un prosecco sa introdurre e preparare il palato per le portate che saranno servite dopo l'antipasto ad esempio. Il vino se ci pensate ci accompagna durante un banchetto, piatto dopo piatto ci fa compagnia ed è noto che la scelta di un buon vino può influenzare una trattativa durante un pranzo di lavoro.


Detto questo, mi sono recata dalla casa vitivinicola Ornella Bellia dove mi raccontano Giorgia e Gianni, che tutto viene fatto ancora come una volta, ma soprattutto ci tengono a precisare che dalla potatura alla vinificazione fanno tutto loro. Hanno la reggenza del Refosco, quello dal peduncolo rosso per intenderci. Assaggio volentieri il G1928 che mi offrono. E' chiamato così per omaggiare il padre Giovanni, nato appunto nel 1928 e per ricordare che la sua forza del suo duro lavoro è ancora tutt'oggi considerata la radice della forza della famiglia. Un bell'esempio di italianità di Lison frazione di Portogruaro e Pramaggiore (VE).


Dalle terre intorno Pramaggiore vicino Venezia mi sposto verso Vedelago e Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, mi fermo allo stand dei Col dei Franchi, dove una inaspettata sorpresa mi attende. Mi spiego meglio, si presentano come i guerrieri dei vigneti, i predatori delle vigne, con l'uso delle cantine altrui per produrre i loro vini. Si tratta di due giovanissimi imprenditori, due fratelli, il maggiore di 26 anni, il minore di 24 e un socio che in meno di qualche anno hanno ideato il loro progetto e realizzato. Spiego loro che non avevo mai sentito di questa ardita impresa. Senza dubbio è stato un salto nel vuoto, perché potevano anche cadere, invece sono atterrati sui terreni migliori dove con la loro favella hanno saputo convincere i proprietari dei vigneti, anche i piccoli (ma solo quelli che producevano ottime uve), a venderle a loro. Ed è una missione che stanno portando avanti, come un'opera quasi apostolica di fidelizzazione sono riusciti e continuano a riuscire facendo aumentare il numero di proseliti a loro seguito. Non disponevano di terre proprie, né in affitto, non erano neanche proprietari di una cantina, con impegno e dedizione hanno usato le cantine degli altri per produrre i loro vini. E ci sono riusciti alla grande! Sono rimasta conquistata dalla loro voglia di mettersi in gioco, dalla loro voglia di fare e quando chiedo se hanno già profitti, mi sento rispondere che ci vuole calma e costanza, che i primi anni si deve investire senza pensare a raccogliere, solo così si potranno raggiungere livelli che soddisferanno anche dal punto di vista economico. Mi è parso di parlare con un consumato uomo d'affari, che la sa lunga sul lavorare, invece ho davanti a me solo un giovane uomo, che come suo fratello ha gli occhi che s'illuminano quando lo racconta. Bravi, decisamente bravi. E' questa la gioventù che la nostra Nazione ha bisogno. E l'assaggio offerto, un Prosecco Doc Rosè Millesimato, frutto di di uve bianche e nere, caratterizzato da un fine perlage è all'altezza del nome che porta. Complimenti!



La mia lista fa tappa a Villa Canestrari Familes.

Ho dovuto attendere un po' perché tutto il personale era impegnato, ma come sempre sono stata premiata perché una bellissima signora bionda mi accoglie. E' la signora Adriana Franchi, che amabilmente mi intrattiene portandomi con le sue parole, nelle sue vigne, narrandomi la storia della famiglia e dei loro valori. Un amore nato fra due giovani, lei e suo marito, hanno dato vita ad una prestigiosa azienda. Senza averlo programmato, il destino ha voluto coniugare oltre che due casati, anche le loro due aziende vinicole, dando così origine ad una ditta moderna che ha voluto conservare gli antichi ricordi facendoli confluire in un museo: “ Il museo del vino”.         La signora Adriana mi spiega con gioia che anche un quaderno del bisnonno è conservato in una teca, contiene gli appunti degli studi di enologia, perché lui è stato uno dei primi italiani ad essere diplomato enologo, era il 1888.

Un'idea strepitosa, che merita sicuramente una visita, perché nel suo interno si scorge la passione con cui è stato creato, fatto anche di riconoscenza per chi li ha preceduti, conservando nell'allestimento sia gli oggetti del lavoro quotidiano di un tempo, sia la documentazione relativa, ed è bello scoprire oggi, ad esempio, a quanto erano vendute le uve, insieme alle pese di un tempo, decisamente diverse dalle elettroniche odierne. Nel museo s'impara, e questo è fondamentale. Sono passate 5 generazioni che hanno fatto la storia di questi territori, coltivati con saggezza e dedizione, vite intere dedicate al lavoro in vigna e poi in cantina a pigiare l'uva, a torchiare e a imbottigliare. Ogni anno, come l'anno precedente in attesa di versare nei bicchieri il frutto del lavoro che ha dato prestigio a questa azienda dove la memoria e la cultura sono valori importanti.

Qui in terra veneta è avvenuta la magia, anche i loro terreni si sono coniugati, laddove il calcareo tipico del Valpolicella si è incontrato con il vulcanico del Soave. Ed è come la realtà, dove la bionda signora, rappresenta il suo Soave che va a braccetto con il suo Amarone e insieme ci regalano ottimi vini frutto della loro esperienza arricchita dall'antico retaggio dei loro avi. E per darmene conferma mi offre un ottimo Amarone, il suo preferito! L'amarone per chi non lo conosce è un rosso, dal colore di un rubino con intensi riflessi granata. Conserva per sé note di cacao, di frutti sotto spirito, di spezie e persino di sigaro Avana. Il lungo affinamento in bottiglia gli conferma il suo tipico e straordinario sapore asciutto ma al contempo è morbido e coinvolgente, proprio come Adriana che mi ha intrattenuto in questa piacevole conversazione.


In Trentino, c'è Bessererhof una tenuta di vini che parte dai 350 metri fino ai 900. Ai piedi delle Dolomiti in un luogo in cui piove poco ed è molto soleggiato, inoltre le correnti fresche della valle Isarco e il caldo dell'incavo di Bolzano crea un formidabile ma giusto sbalzo fra la notte e il giorno. La famiglia Mair coltiva i vigneti dal 1950, ma solo nel 1980 decide di vinificare in proprio a Fiè allo Sciliar. Hannes, il figlio, mi illustra come le uve vengono raccolte a mano e che per ogni tipo d'uva il processo di maturazione è diverso. Ad esempio per lo Chardonnay le uve vendemmiate sono torchiate in modo dolce, poi mosto d'uva viene fatto sedimentare e raggiunge le botti di legno dove sosta per un certo periodo, fino a stare 12 mesi nella botte grande, in seguito. Quindi passa nel serbatoio d'acciaio dove resta per un anno, infine va nella bottiglia dove trascorre altri 3 mesi prima di poterlo gustare.

Mi offre un vino di quota 800, visto che gli parlo delle mie viti Chardonnay a 950 metri.

Poi mi illumina sul suo Moscato giallo, il cui profumo sa di agrumi e di noce moscata, con una spruzzata di pepe e un lieve sentore di menta piperita montana. Tutto questo regala un dolce profumo all'olfatto ma quando si beve, in bocca lascia un tono diverso che lo distingue in modo speciale.

Hannes parla dei suoi terreni, delle sue uve, del clima di cui godono che danno loro quegli aromi sapidi e intensi che a volte si ammantano di fiori di pesco o di albicocco ma anche di aromi che vanno dal sambuco, all'uva spina, al ribes nero.

Ne parla con il fervore di un innamorato e come se parlasse della sua donna, la elogia.

Lo comprendo perché forse è ora di dirlo che il vino è donna, e l'allure che emana conquista gli uomini, proprio perché genuina e cresciuta con dedizione, attrae, cattura, alletta; ma come tutte le cose belle, occorre assaporarle con moderazione, altrimenti non si riesce a gustare per intero la bellezza che contiene!


Ed eccomi a Siena presso la Tenuta di Arceno, dove incontro la signora Sandra Gonzi.



La particolarità di questa azienda è che ha origine nell'anno 1000, poi la proprietà divenne di nobili senesi, successivamente c'è stata l'acquisizione da parte di un'azienda che a sua volta l'ha rivenduta ad altri privati del luogo e infine ora la proprietà è californiana. Quindi porte aperte all'esportazione! La California è uno Stato dove c'è una forte produzione di vini e l'ambita idea dei nuovi acquisitori è senza dubbio vincente. Sandra già direttrice è stata scelta per il ruolo di manager. Questo è un valore aggiunto all'azienda, perché il riconoscimento del valore della donna come dirigente è un biglietto da visita molto importante. Lei è molto simpatica e chiacchieriamo come fossimo vecchie amiche. Siamo su Instagram entrambe, mi fa vedere foto della finestra del suo ufficio: una favola! Lei ogni giorno da quella finestra vede le terre dove il colore dei vigneti passa dal brullo invernale al verde estivo fino a ramarsi e indorarsi dei colori autunnali che riflettono la bellezza della natura che la circonda. Nel suo parlare e nel raccontarsi si sente la gioia che nutre per il suo lavoro, che non è solo fatto di numeri e di budget da raggiungere, ovviamente, ma è pieno della voglia di stare in quel territorio dove indubbiamente le ricorda la sua infanzia, dove forse è nato lo spirito che la conduce verso i suoi successi. Una donna che con il suo vino ha uno speciale legame e le brillano gli occhi quando mi racconta. La tenuta vanta una storia antica difatti un documento dell'anno 1000 cita l'esistenza di una comunità agricola indipendente ad Arceno, poi il susseguirsi degli eventi già citati, fino ad oggi, dove gli ettari in totale della tenuta sono 1000, di cui 92 coltivati a vigneti, 50 a uliveti, il restante è per la maggior parte bosco e vegetazione autoctona. Le uve prodotte sono Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Mi viene offerto un calice di rosso di Chianti Classico Docg, si percepiscono lievi sfumature di cedro, note di spezie come noce moscata e cannella, i tannini sono raffinati così pure l'acidità.

Sandra mi invita come tutti gli altri produttori a farle visita, le prometto, come ho detto a tutti, che prima o poi arriverò! E' sempre un piacere fare nuove conoscenze. Oggi qui ho incontrato persone squisite, sono molto contenta di questa giornata. Ho appreso molto sulla diversità del nostro territorio, nella composizione dei terreni che passa dallo scisto all'arenaria, all'argilla o al basalto vulcanico, per citarne solo alcuni. Terre lontane, terre vicine, dal Piemonte alla Sicilia, curate con l'anima, con lo spirito imprenditoriale che distinguono l'Italia dal resto del mondo. La bellezza, l'unicità ma soprattutto noi italiani facciamo la differenza.

Qui, Germana Blandin Savoia da Verona è tutto, alla prossima.


p.s. Devo puntualizzare che dai calici ho sorseggiato un micron di vino per ogni assaggio, altrimenti sarei uscita a quattro gambe come si suol dire. Del resto basta poco per capire com'è il vino.


domenica 29 gennaio 2023

NAPOLI E HO DETTO TUTTO.

 

                                                    Napoli e ho detto tutto.

Ogni tanto ci ritorno. E' come una calamita questa città, mi attrae, mi cattura, mi piace tanto.

Non sono provvida nello spargere consigli, devo dire però che fare una gita a Napoli in mezzo al “burdel”, lì nella confusione del quotidiano vivere, strappa sempre un sorriso e mette di buonumore.

Sarà che sono di parte perché ho Napoli nel cuore, sarà perché incontro sempre meravigliose persone che poi mi porto dietro nella vita, sarà forse anche perché Napoli è magica come me e noi “ci capimmo!”.

L'attesa del viaggio è una delle cose che prediligo.

Mi faccio mille film, parto con un progetto sui luoghi nuovi da vedere, questa è la quinta volta che scendo a Napoli, pensate che per l'occasione mio marito mi ha regalato una splendida guida del Touring Club Italiano, tant'è che mi sento come il giramondo inglese Michael Portillo che ispirato da una vecchia guida turistica intraprende lunghi viaggi a bordo di treni fino a raggiungere le città che intende visitare.

E già mi vedo in giro per la città con il rosso libro sotto il braccio per aprirlo poi dinanzi ai monumenti e leggere quanto più si deve sapere sulle opere tutte.

Parto da Torino alle undici e alle diciassette e trenta sono già nel B&B che ho prenotato. Detto così, sembra che il passare del tempo sia stato come il soffio che fanno le lancette delle ore che girano sul quadrante di un orologio.

Affacciata per tutto il viaggio al finestrino, gusto i paesaggi che passano velocemente dietro il vetro.

Dolci pendii coltivati. Vacche accovacciate a ruminare, greggi intente a brucare erba sempre verde, visto che qui il gelo non è arrivato e i pascoli sono attivi tutto l'anno.

Aspre rocce spuntano, sono cave, lasciano a nudo il loro interno. Poi gallerie, infinite gallerie.

Cerco di sorprendere un'altra volta un cervo reale sopra la collina prima di Roma.

La nebbia bassa non aiuta e avvolge come un velo quasi tutto il visibile. Ecco però che quando si dirada appaiono le morbide colline adagiate ai bordi delle piane come a proteggerle tutt'intorno. Le nuvole diventano sempre più a strati scuri e in lontananza piove già a dirotto. 

Lecci, pioppi, pini, guardo fuori e quando li riconosco loro sono già scomparsi al mio sguardo. Il treno è veloce, mi godo lo spettacolo che la natura offre. Ora i filari, i cavalli, e chissà quanti altri animali sono nascosti nel folto della vegetazione.

Il treno oggi è stato un po' come Ryanair che parte in ritardo e poi arriva prima del dovuto e questo mi rende felice perché finalmente sono arrivata a Napoli!

Napoli è colore, frastuono, gentilezza e cortesia.

Godiamoci tanta bellezza!


Comincio con l'elogiare la proprietaria di “Vico 18 Milano, dove al quarto piano dello stabile si trova il nostro alloggio. Lo chiamo alloggio perché la signora Marica ci ha fatti sentire a casa. Lei è giovanissima, ha solo 25 anni ma sa che la cura del cliente è il fondamento per la sua attività imprenditoriale. Un luogo pulitissimo innanzitutto! Una ricca colazione, accompagnata da una bella chiacchierata comprensiva di informazioni turistiche (che non è poco), caffè fatto con la moka, su mia richiesta personale, visto che nel gustare il caffè appena alzata, mi sento molto napoletana. Altrimenti mi sento “inzananuta” per tutta la giornata! Amo il dialetto, la lingua napoletana ricca di suoni onomatopeici mi piacciono assai, assai!

Per ritornare all'argomento dell'alloggio, devo aggiungere che è vicino alla stazione centrale, quindi comodo ai mezzi pubblici. Credo solo di dover aggiungere che lo consiglio vivamente!

Ma Napoli pregna di storia, di vissuti celebri, è anche buongustaia, quindi vale la pena scoprire i ristoranti dove il marito si è trovato particolarmente bene.





Ed ecco che cerchiamo posto da “Signora Bettola”, un bel locale ricavato in una antica stalla dove sono rimaste le mangiatoie in pietra degli animali e gli anelli in ferro dove venivano assicurate per la notte. Abbiamo mangiato bene, sono dovuti i complimenti ai cuochi.

Un altro bel locale di cui vi voglio parlare è la “Trattoria da Pasqualino” nei pressi di Porta Capuana.


Cibo squisito fatto al momento vi assicuro, perché dal mio tavolo avevo visione della cucina. Gestito da due fratelli e una sorella, la signora ai tavoli, un fratello in cucina, l'altro fra cucina e tavoli. Sono riusciti a portare aventi la tradizione culinaria della loro famiglia, in semplicità. Ho mangiato una burrata con il pomodoro, melanzane, polpette al sugo e con queste per la prima volta nella mia vita ho “fatto la scarpetta al ristorante”! Ero talmente stupita di me stessa che l'ho detto alla signora che è stata contenta perché ho apprezzato la loro cucina.

Fanno il distinguo oltre al buon cibo, di cui ho già detto, la cordialità, la pulizia e i prezzi onesti si aggiungono al resto. Vivamente indicato.


Ed ora è giunto il momento di raccontare dove sono stata, ma soprattutto cosa ho visto! Per girare in città comodamente seduti prendo sempre il bus, così posso apprezzare scorci che usufruendo della metro andrebbero persi. Quindi il sabato mattina da piazza della stazione abbiamo deciso di andare all'Eremo dei Camàldoli. Dopo il primo autobus con tappa in Piazza delle Medaglie d'Oro ecco che il secondo bus porta nei pressi dell'Eremo.

Ci si arriva da una porticina a destra della chiesa poi si percorre un viale che da un lato circonda gli orti e la vigna del monastero, dall'altra altissimi robusti lecci svettano creando una profonda ombra su esso, tanto da renderlo “muschioso”.








E' un posto incantato, dove la città si apre e si distende come un pizzo riccamente lavorato e da lì la vedi tutta. Lo spazio visivo abbraccia un esteso panorama che raggiunge oltre il golfo di Napoli, quello di Pozzuoli e Gaeta, Ischia, Baia, i Campi Flegrei.

E' spettacolo puro. La prossima volta visiterò l'Eremo dove sono custodite opere di mirabile bellezza!



La mia speciale considerazione per Napoli è dovuta per tutto quello che mi offre ogni volta, ed è sempre tanto. Chiudo in me ogni ricordo di questa gita ma condivido con voi le sensazioni vissute e vorrei farvi sentire anche il profumo di sfogliatelle appena sfornate o della pizza che qui in ogni via del centro potete sentire.

Grazie! Alla prossima!


Napoli, 14 Gennaio 2023

venerdì 14 ottobre 2022

ATTRAVERSO L'ITALIA ATTRAVERSO IL VINO

ATTRAVERSO L'ITALIA ATTRAVERSO IL VINO


GO WINE “AUTOCTONO SI NASCE”

EVENTO IN TORINO 10 OTTOBRE 2022

È stata una sorpresa l’invito ad incontrarci, ricevuto la scorsa settimana da Donna Rosanna, titolare dell’Azienda Vitivinicola Domus Hortae in terra di OrtaNova (FG). Ed eccoci qui di nuovo insieme. Sono trascorsi ben tre anni dall'ultima volta che ci siamo viste e il tempo ha rafforzato la nostra amicizia. Un bellissima famiglia che ha radici salde in un vasto terreno coltivato a vite dai loro antenati. È stato piantato in terra quello che nel cuore del bicchiere raggiunge il palato, ad ogni sorso, dei grandi vini di loro produzione.

Per noi l'evento inizia alle sedici. Il luogo scelto per la rassegna è il Turin Palace Hotel dove allo scoccare dell'ora stabilita io e il mio marito raggiungiamo la sala allestita con tavoli lungo il perimetro, dove in bella vista le aziende espositrici hanno predisposto tutto per gli assaggi, idem è stato preparato al centro.


Iniziamo da LA TRIBULEIRA.

Come si fa a non essere attratti da questo nome?

Per i non piemontesi è solo un nome e nulla più.

Per noi di terra piemontese “tribulè” significa fatica. Domando subito perché è stato scelto questo nome ad Elisa, che rappresenta l'azienda. Lei perno fondamentale, fulcro del futuro, con entusiasmo ci racconta del suo amore, della sua passione per il vino e che il lavoro che è dietro a ogni bottiglia, racchiude la fatica. Questo però rappresenta anche la voglia di continuare la passione di famiglia che nel 2000 ha deciso di produrre vino dalle loro uve, rispettando il territorio. Quindi no ai diserbanti, no agli insetticidi. La vite cresce in un ambiente sano, sulle colline, quelle delle Langhe. Quelle Langhe che Pavese ci illustra nei suoi racconti, quelle colline che ora sono diventate patrimonio dell'Unesco.

Qui a “LA TRIBULEIRA” rappresentano ancora solo e sempre il territorio, dove il saper fare si traduce in vini decisamente buoni che meritano diritto di stampa!

Abbiamo assaggiato il “Nascetta” e “Albarossa”. Ad Elisa Gallo (titolare insieme ai suoi fratelli), abbiamo promesso che un fine settimana lo faremo sicuramente a breve, fra le sue uve passite che regalano uno splendido bianco e fra gli altri suoi vini. Aggiungo: complimenti per le etichette. Molto curate, molto particolari. Si vede il segno del distinguo!



Dal Nord passiamo al Centro Italia, in terra di Chieti, Ortona, presso CITRA. Ad accoglierci è Gennarino che fa parte del commerciale. Ci spiega che CITRA è una realtà vitivinicola composta da 3000 soci in terra d'Abruzzo, terra di mezzo, non siamo nel paese degli Hobbit, siamo in Abruzzo dove i legami di un tempo restano vivi ancora oggi, qui ci si aiuta. C'è il rispetto per il lavoro, per l'amicizia, per la forza nello stare insieme nelle stesse 9 importanti cantine, da ben 49 anni! Gli ettari coltivati sono 6000 ma se li suddividiamo per il numero degli associati, vediamo che ogni famiglia ha circa 2 ettari di cui prendersi cura. Questo comporta stabilire con la terra uno speciale accordo, direi quasi genetico. Io contadino rispetto te natura e ti affido le mie viti affinché tu le cresca nel sano e robusto vivere che si chiama semplicità; fondata sui millenari principi che queste terre hanno saputo dare a chi le coltiva.

L'eccellenza dei vini hanno nomi come “Cerasuolo, Pecorino, Passerina, ecc”.

Se non li conoscete ancora, sono sicuramente da provare. Noi abbiamo assaggiato Pecorino sia nella versione fermo, che spumante brut 12 mesi. Va detto che non aspetteremo invece 12 mesi per far loro visita in consorzio anche perché sarebbe male non conoscere il resto della loro grande e amabile produzione. A quanto detto va ancora aggiunto che mi è piaciuta molto la loro iniziativa editoriale che porta il nome di Codice Citra dove si parla di questi vignaioli che si sono inventati pure un concorso fotografico per i loro soci dal nome “Scatti in vigna” dedicato alla loro vendemmia.


MONTALBERA

Ti conosciamo per la tua eccellenza. Per i tuoi ripetuti traguardi.

Per i tuoi successi che si ripetono ogni anno: “I tre bicchieri del Gambero Rosso 2022 assegnati al Laccento”.




Perché abbiamo creduto in te portandoti in dono in USA e UK ai nostri amici come grande rappresentante della nostra bella Italia, ma soprattutto come portabandiera per il nostro Piemonte, la nostra Terra Madre. E qui, allo Stand, abbiamo incontrato Laura che amabilmente ci ha presentato i suoi vini, le sue prelibatezze come si fa quando si parla dei successi ottenuti dai figli. Questa giovanissima ragazza ha saputo intrattenerci a lungo, anche se noi siamo già dei conoscitori del marchio MONTALBERA che è di proprietà della Famiglia Morando. E questo suo fare, a mio parere, è un segno che va apprezzato molto perché col il suo sapere ha catturato non solo noi, ma anche molti altri astanti.

Certo è che MONTALBERA non ha bisogno di parole, sono i fatti che parlano.

Le bottiglie prodotte, le cantine dove con passione i vini vengono coccolati fino a che possano essere versati nei calici dei consumatori; allora è lì che la magia si rinnova!

Quando il nettare degli dei tocca il calice, effluvi di sapori, di toni, di profumi salgono alle narici e rapiscono il bevitore.

Cosa abbiamo assaggiato? Il “Nebbiolo e Laccento”.

Il Nebbiolo è il nuovo divo.

Battezzato: “Il Don”, perchè le uve provengono dalla vigna di Don Bosco in località Montemagno dentro i 110 ettari di proprietà della famiglia. Un vino che potrebbe avere “Eccellente” come secondo nome; quando dalla bottiglia scende nel bicchiere sprigiona la sua intensità, i suoi profumi unici che gli conferiscono quella ineguagliabile  targa MONTALBERA. Se questa produzione voleva essere una sfida, allora posso affermare che la sfida stata superata a pieni voti!

Ci saremmo dovuti fermare non 2 ore, ma una settimana almeno a questo banco. Ampia gamma viene offerta come dal catalogo in visione. 

MONTALBERA, giuro che non sono di parte, ma è per me qualità superiore.          Niente altro da aggiungere se non: “ Chapeau”! Solo questo! Direi che è tutto.


Ancora al Nord il giro del tavolo centrale riprende e ci porta in Friuli Venezia Giulia, da BULFON. Terra nei pressi del fiume Tagliamento, tra Spilinbergo e San Daniele del Friuli. E' Luisa che ci accoglie, la moglie del titolare impegnatissimo con altri assaggiatori. Con lei abbiamo avuto una piacevole conversazione circa lo spirito dell'azienda volto al recupero di quei vitigni autoctoni in via di estinzione. Il salvare queste viti, la perseveranza in questo obiettivo è valso alla BULFON un riconoscimento come Benemerito della vitivinicoltura italiana. Solo 11 ettari dove hanno rivisto la luce questi vitigni dimenticati, le cure continue fatte di un incessante lavoro hanno dato ottimi frutti. La sostenibilità, la potatura e la raccolta portata avanti da sapienti mani, l'attenzione alla natura in toto, la voglia di migliorare caratterizzano la missione aziendale. Ed è così che abbiamo assaporato “Ucelùt e Sciaglìn”, diversi come struttura, come i vitigni, ma fuori di ogni dubbio da provare. Certo è che visiteremo la loro cantina dedicando tempo e attenzione perché lo meritano veramente!





Poi ancora una sosta in Friuli da IL RONCAL. Qui siamo a Cividale del Friuli, la zona di vigna si trova sul Colle Montello dove vengono coltivati 20 ettari terrazzati.

Angelica del marketing office ci ha accolto con il prelibato “Refosco dal peduncolo Rosso” del 2018. Anche lei, donna saggia, con la voglia di divulgare il suo sapere dentro, ci ha accompagnato in un viaggio virtuale dentro le sue cantine, con esaustive spiegazioni.

Il Refosco è considerato il re tra i vini rossi friulani. Il tannino si sente ed è vellutato, profuma di mora selvatica, di prugna e anche di viola.

Quindi in alto i calici e “Prosit” visto che siamo in terra di confine.

Un secondo brindisi l'abbiamo fatto con “Schioppettino”.

Andremo a trovarla e passeremo almeno un giorno in visita nei suoi appezzamenti, guardando quanto amore e rispetto anche questa azienda ha verso il territorio. Verso quello che ha ereditato e onorato con il lavoro delle nuove generazioni che con dedizione hanno portato in alto i valori acquisiti da chi li ha preceduti. Ecco questi ragazzi secondo me rappresentano la migliore gioventù. Giovani diligenti giorno dopo giorno hanno preso le redini dell'azienda conservando il puro valore della qualità nel rispetto dei fondatori. In loro è riposto il futuro, sono sicura sia in ottime mani. Bravi! Arriviamo prima o poi!


Il giro in sala si conclude in terra di Puglia, nel Tavoliere, dove il sole fa maturare quegli acini pieni di sapore, di gusto che poi trabocca nei bicchieri.

E' DOMUS HORTAE.

Donna Rosanna è la proprietaria insieme al suo coniuge di una grande azienda del Sud che ha creduto nella tradizione, conservando i principi fondamentali e i risultati sono davanti ai nostri occhi, dentro le loro bottiglie.

 Successi, premi, riconoscimenti, ma questo è ovvio perché tutti i loro vini sono da gustare. Anche il rispetto del territorio è alla base della loro coltivazione. Ci ha offerto l'assaggio del “Ti Estì”, prodotto con le uve Minutolo, un vitigno pugliese che dona un bianco fresco, floreale con note che vanno dalla pesca alla frutta esotica.

Un grande plauso a questa famiglia che con sacrifici ha portato sugli scaffali d' Italia i loro pregiati vini. Non sto ad elencarli, perché scoprirli per voi lettori sarà una gioia!


L'evento promosso da GO WINE, pur non sufficientemente pubblicizzato è stato un successo. In questa kermesse quando parla il perlage, quando senti gli esperti del settore che addestrati alla degustazione parlano di affinamento, di barricato, bel bouquet, dello charmat, del cuvée, dell'equilibrato, dell'etereo, dell'evanescente, del fine, del fragrante, del fruttato... potrei continuare fino alla zeta, ti accorgi di essere nel posto giusto, dove tutti parlano la stessa lingua.

Tutti parlano del vino, del loro vino e lo fanno riuscendoti a trasportare nei loro territori, orgogliosi di esserne parte.

Ogni coltivatore, ogni produttore incontrato ci ha menzionato quale attenzione e quali cure riserva alle sue vigne per ottenere i migliori frutti che generano i migliori vini.

Il cuore, la terra, la volontà, la passione sono alla base della produzione dei grandi vini.                                                                                                                                      Inutile  girarci intorno, non c'è la cornice qui, non è un quadro, qui non è altro che il saper fare. I prodotti lo dimostrano.                                                                                    Vini esclusivi per chi ama sorseggiarli e unirli al cibo, che insieme sono il simbolo della nostra Italia!

Atmosfere uniche!

Provateli e fatemi sapere.

L'esclusività è solo italiana!



Germana Blandin Savoia

Torino, 10 Ottobre 2022