domenica 26 novembre 2023

Cosa desidero vedere in un posto "nuovo"...

COSA DESIDERO VEDERE IN UN POSTO "NUOVO"...




La geografia è sempre quella, possono passare cinquant' anni ma le città avranno ancora lo stesso nome che avevano, saranno sicuramente più grandi, migliorate si spera, e conserveranno gli stessi palazzi storici e i parchi che le hanno rese famosamente verdi ecc. ecc. Siccome mi capita ultimamente di rivedere luoghi già visitati in compagnia della mia "amicasempreinviaggio", mi accorgo che la maggior parte delle cose le avevo già viste, quindi vado a caccia di quell'inesplorato, che sicuramente c'è ancora, per me.


Se la volta precedente mi ero fermata solo un'ora, dedicandola esclusivamente alla cattedrale della città, ora volgo il mio sguardo al parco che la circonda, alle suggestive statue che ne fanno parte e che con la loro bellezza ti inducono a fotografarle, per averle poi, sempre con te. E' quello che mi è capitato ritornando a Trondheim. L'autore, l'artista, non deve essere per forza famoso per creare tali bellezze. Capita spesso che non hai neanche mai sentito parlare dello scultore in questione o della scuola d'arte a cui è appartenuto. Gli scultori del passato ci danno l'immagine degli uomini del loro tempo, basti pensare alle statue greche o romane, dove vediamo, ad esempio, come portavano i capelli. In epoche remote dove la fotografia non esisteva, ecco che con martello e scalpello forgiavano i loro simili rendendoli immortali nel tempo. Qui la cattedrale gotica ne è un vivo esempio.

Questa volta non mi sono preparata, anche perché come ho detto nella prima parte, è stato un viaggio a sorpresa, ma al ritorno mi sono messa sotto a studiare. Ebbene, è servito! Perché ad esempio ho fatto una singolare scoperta. Le intemperie si sa, deturpano le facciate delle chiese con i loro simulacri, quindi vanno soggette a restauri e rimaneggiamenti. Ragione per cui l'angelo che suona la tromba sul campanile di sinistra, adesso ha il viso con le sembianze di Bob Dylan, perché il restauratore era ed è un suo devoto fans!

Accanto alla chiesa vi è un cimitero in disuso, ormai incluso in questo parco dagli alberi secolari e lussureggianti. 

Ma Trondeim non è solo famosa per questa stupenda cattedrale, è una città ricca di quartieri singolari, dove le antiche case di legno si lasciano ammirare mentre si rispecchiano nel fiume che la percorre a serpentina.


Scesa dalla nave è stato piacevole non seguire come pecore il gruppo che aveva già preso forma di un serpentone che si snodava davanti a noi. Noi due siamo diverse, per questo ci distinguiamo con ricordi unici e ineguagliabili. Da buone italiane, una tappa va fatta subito in un caffè, ma non trovo una grande insegna, bensì in un posto leggermente defilato ecco che sono attirata da una vetrina ad angolo che sembra più una brocanterie che un bar. 

Qui scateno lo scatto. 



Ecco mi porto quasi tutto il negozio a casa, dove praticamente c'è tutto. C'è il mondo appartenuto a qualcuno che forse non c'è più. Direi che oltre all'oggettistica d'arredamento, ai componenti di servizi di piatti, bicchieri e tutto quanto non si usa più, qui con scatole, giochi, orologi, accessori per abiti, collane, orecchini, quadri, cappelli, direi che mancavano solo mutande e calze, perché persino le scarpe erano in vendita, sia per uomo che per donne! Innumerevoli scaffali custodiscono vite intere, dalla cucina al soggiorno alla camera da letto. 
Chissà quante storie hanno visto, potessero parlare...

E' quanto penso ogni volta vedo gli oggetti del vivere comune, che vengono alla luce e sottoposti al giudizio degli acquirenti, che il più delle volte danno una nuova possibilità di utilizzo ad oggetti inanimati che se non usati servono solo a prendere la polvere del passare del tempo.

Bistrot, caffè, negozi, botteghe, vie pedonali, ne fanno una città a misura d'uomo. O forse appare così a noi che la vediamo per poche ore e poi torniamo alla nostra vita di sempre. Qui dobbiamo ricordarci che nei mesi a venire arriva la notte che dura anche durante il giorno. 


Come a Tromso dove per sei settimane c'è buio totale. Parlarne è facile, ma adattarsi a vivere in un posto simile credo sia alquanto difficile per noi che dopo tre giorni di pioggia siamo già insofferenti e preghiamo che il sole ritorni in modo prepotente a rinfrancarci l'animo.

Ecco anche a Tromso mi sono imbattuta in luoghi inesplorati. 


Alesund da non dimenticare, 





città suggestiva tagliata da due fiordi. Bellissime passeggiate lungo il porto fino ad arrivare al centro. Pescherecci ancorati al molo che oscillano al vento che si è rinforzato al nostro arrivo creando mutevoli riflessi in questo mare calmo dell'insenatura.  


Il viaggio non è solo vedere paesaggi e panorami suggestivi, è anche e soprattutto fatto d'incontri. Si sa, incontrare gente è normale, ma essere faccia a faccia con un lupo o con un orso, fa la differenza.

Questi incontri mi hanno riempito di gioia. La bellezza che sprigionano questi animali non ha confine. 

L'incontro con le volpi artiche e la possibilità di poterle accarezzare come fosse il tuo gatto, sono state un'esperienza formidabile. 

Che dire poi di Volverine? 


Per non parlare delle linci e delle aquile.





Alci, renne, buoi muschiati, bambi hanno fatto il resto. Tutto al Polar Park.

E' stata un'avventura meravigliosa!

Alla prossima!

27 Novembre 2023










martedì 21 novembre 2023

ELOGIO ALLA NUTELLA

 FIRST TIME di Germana Blandin Savoia

Dietista autrice blogger



ELOGIO ALLA NUTELLA

“Altri oli di semi abbastanza diffusi sono l’olio di cotone, l’olio di soia, l’olio di palma, l’olio di cocco. Questi, che per le loro caratteristiche organolettiche non potrebbero venire impiegati, vengono resi utilizzabili attraverso il processo di idrogenazione; così opportunatamente induriti, trovano impiego in molte industrie alimentari: fabbricazione di marmellate, biscotti, cioccolato, ecc.”. “Nella maggior parte dei casi, vengono posti in commercio oli di semi diversi miscelati tra loro; quelli più usati sono: l’olio di sesamo, di colza, di arachide”.
Capoversi del mio libro di Scienza dell’Alimentazione: “Aspetti della nutrizione”.
Se parliamo invece dell’olio di oliva, notiamo che è una miscela di grassi neutri (trigliceridi). In gran parte liquidi ed in piccola parte solidi, più una modesta quota insaponificabile. Ma analizzando la composizione vediamo che fra gli acidi grassi saturi troviamo: miristico al 0,8%, stearico al 1,5%, palmitico al 12,4%; fra gli acidi grassi insaturi rileviamo: oleico, linoleico, e linolenico.
Se controlliamo il burro e analizziamo la composizione media percentuale dei gliceridi contenuti vediamo che fra gli acidi grassi saturi il palmitico è presente per il 17,83%.
Già, non ce l’ha mai detto nessuno che anche nell’olio di oliva e nel burro c’è acido palmitico! Allora anche l’olio di oliva e il burro sono cancerogeni?
E che dire degli antiossidanti? Sono permessi come antiossidanti, i derivati dell’acido ascorbico, soprattutto il palmitato di ascorbile e i derivati dei fenoli.
Da considerare dal punto di vista chimico della struttura di un olio o di un grasso, l’importanza se il doppio legame è in una certa posizione o in un’altra; ossia se l’olio o il grasso è nella forma cis o nella forma trans. Questo è molto importante perché avere dei doppi legami cis o trans porta delle conseguenze fisiche e quindi funzionali. Quando poi andiamo a vedere la digestione dei grassi, vediamo che la lipasi pancreatica è un enzima specifico che stacca gli acidi grassi in posizione 1 e 3, lasciando un certo numero di monogliceridi con, in posizione 2, un acido grasso insaturo. Questi monogliceridi alla temperatura del corpo umano sono liquidi, quindi risulta più semplice la digestione dei lipidi.
Non vi ho raccontato tutto questo per darvi prova che la chimica l’ho studiata bene. Volevo solo presentare il confronto fra i dati di composizione di alcuni grassi, con altri. E se il confronto l’ho voluto fare proprio sull’olio di palma messo all’indice da molte fonti, ritengo sia giusto prima di gridare: “Al lupo, al lupo!”, informarsi bene sul contenuto chimico e fisico degli alimenti da mettere in croce.
Faremmo meglio ad aver paura della carne e del pesce che mangiamo, per l’alto numero di prodotti tossici contenuti, quindi certamente cancerogeni, che pensare che l’olio di palma possa distruggere il nostro organismo.
Da quando è stata inventata la Nutella, io la mangio.
Non sono né una dipendente che deve sponsorizzare il prodotto, né sono stata pagata.
E’ solo per amore della verità che dico: “Lasciatecela mangiare in santa pace!”.
Da quando era venduta dalla mia panettiera Giovanna nella confezione da 15 grammi, a quando poi era nei bicchieri di vetro che cambiavano ad ogni stagione e cercavo di collezionarli tutti, a quando il vaso da 750 grammi è stato prodotto, io mangio la Nutella e me ne vanto.
Non è della Nutella che dovete aver paura, ma di altro: quando si scrive senza sapere molto di chimica, di scienza dell’alimentazione e si vuole solo far vendere la testata a cui si appartiene.
Sicuramente, i dati comparati dell’acido palmitico, trovato praticamente in ogni dove, dovrebbe far riflettere.
Ricordate che non è casa, se in casa non c’è la Nutella: per i tuoi figli, per te, per il tuo amore, per i tuoi amici.
L’articolo l’ho intitolato “Elogio” perché l’azienda è stata duramente attaccata senza motivo. Non è stata una cosa giusta affossare uno dei migliori prodotti italiani.
E nel mondo lo sanno che la Ferrero, è il meglio che c’è!

Alla prossima!


Del 02/02/2017 - Ripubblicato il 21/11/2023

sabato 18 novembre 2023

A TUTTO HAYEZ!

 A tutto Hayez!




Gran bella mostra, quella di Hayez allestita alla GAM di Torino.

Molto curata nei dettagli, segue il percorso della sua lunghissima vita.

Certo è, che lui è celebrato per il suo famoso “bacio”, qui non c'è, purtroppo.

Golosissima dei suoi dipinti, sono rimasta a bocca asciutta, sinceramente mi è mancato non rivederlo.



Chi è meno goloso delle sue tele, se ne è fatto una ragione! Ma a parte gli scherzi, la mostra nella sua interezza cattura lo sguardo anche del più negligente dei visitatori, si fa per dire. Come non commuoversi davanti a tanta bellezza. Dove tutto a volte sembra sussurrato, invece il dolore è inciso nella carne come fosse uno scalpello che ha graffiato in profondità il marmo grezzo.

Uomo dal talento incommensurabile, ha ricevuto molti riconoscimenti anzitempo, rispetto ai tanti altri pittori che hanno fatto la fame e sono stati sbeffeggiati nel corso della loro vita, perché poco o niente considerati sia dal punto di vista dell'arte pittorica, sia dalla loro vita per forza sregolata per poter vivere quasi decentemente.




Questo Maestro celebra la ragione dell'amore, un sentimento sublime. Quasi tutti i grandi hanno posto in essere questa regione di vita. Pennellate che sembrano date ieri, tanto sono ancora vivide, e con esse i colori sono esaltati sia da una luce piena che mormorati dalla penombra necessaria per condurci per mano dentro al dipinto stesso. Senti che le tele parlano. Raccontano di quel vissuto lontano a noi ma per lui permeato dalla quotidianità.

Romantico? Si a volte, (dipendeva dal soggetto che dipingeva).





La didascalia recita:" Per evitare che la bambina si stancasse con lunghe sedute di posa; Hayez utilizzò alcune fotografie di Antonietta accanto alla madre".

La bellezza di questo dipinto è che la bimba conserva nel volto il disagio che prova davanti all'obiettivo. E' stata un intuizione geniale l'averla riportata sulla tela dando così origine ad un'immagine realistica e inedita per quell'epoca.






Politico? Si quando occorreva. 

Alcune opere riprendono scene di avvenimenti storici e sono talmente reali che sembra di esserci anche noi in mezzo a quelle folle, o dietro il pittore a contemplare il quadro che sta nascendo.

Era instancabile, dipingeva dall'alba al tramonto, ha prodotto circa 120 opere.

La rassegna è sicuramente notevole, però avrei voluto vedere ad esempio quei suoi quadri che raramente lasciano la loro collocazione per far parte delle mostre, come avvenuto con la retrospettiva di Milano nel 2015/2016 presso le Gallerie d'Italia in Piazza della Scala. La loro mancanza è però stata ampiamente compensata dalle numerose proprietà private, che hanno lasciato che tutti noi, ammirassimo quei dipinti custoditi nelle loro dimore.

Grazie quindi ai curatori e ai sostenitori privati che hanno reso direi imperdibile questa mostra del nostro italiano Hayez Francesco.

Alla prossima!

Torino, 17 Novembre 2023


idealmente la retrospettiva dedicata a Francesco 

lunedì 30 ottobre 2023

Salmone, salmone e poi ancora salmone.

Salmone, salmone e poi ancora salmone.


Era mia intenzione mangiarlo, ma non così in grande quantità. Omega 3 a me! Qui scorpacciate di prima mattina, con di tutto e di più. Ogni hotel offriva il meglio. Una distesa di prelibatezze che venivano portate direttamente dagli chef sui banconi del buffet. Grandi cappelli bianchi si facevano largo in mezzo ai curiosi affamati. Il menù sempre variegato con le declinazioni del Nord. Già ma dove sono stata questa volta? Nel titolo, il resoconto del viaggio, lì trovate la risposta. Con la mia amica “sempreinviaggio” ci siamo recate in Norvegia.
La "Meta" era vedere l’aurora boreale.
Partenza 12 settembre rientro 3 ottobre corrente anno.
Non ero convinta di voler stare via così a lungo, ero titubante per via del mio amante, lui non lo dice, ma patisce senza me.
Comunque sia, sono partita. Una breve tappa in Dublino per la ricongiunzione dei voli, poi dritto fino a Bergen.

Famosa città per il repentino cambio climatico nell’arco di una sola giornata.

In Norvegia ci ero già stata ma sempre nel mese di agosto. In questo periodo invece la natura offre un diverso scenario. Ho scoperto che i magnifici fiori fucsia che avevo a lungo fotografato nei miei due soggiorni precedenti, appaiono ora coperti di barbule bianche che rilasciano al vento la loro peluria intrisa di semi.
Di Bergen questa volta ho visto solo l’hotel, ha provveduto alla visita la mia amica che purtroppo è rimasta molto delusa dal famoso mercato del pesce. 

Mercato che gode di fama internazionale per l’abbondanza del pescato e per i banchi che offrono ghiotte specialità da gustare.



Invece, per cause a noi sconosciute, i banchi del mercato erano ridotti ai minimi termini e l’offerta visiva era scarsissima. Peccato, un vero peccato! 

Da come ce lo ricordavamo, non c’è paragone. Eravamo andate facendoci strada fra la calca dei turisti a caccia dell’assaggio. Era un pullulare di gente e di pesci; questi ultimi guizzavano ancora sopra il ghiaccio e non volevano saltare in padella o come i deliziosi gamberetti dentro i panini imburrati.


Nei nostri quotidiani menù rientrava anche la zuppa di pesce, che  abbiamo ripetutamente mangiato, perché solo qui puoi trovare  grandi tronchi di merluzzo, salmone e gamberetti che ondeggiano ad ogni rimescolata di cucchiaio. Un delirio per il palato!



Niente cipolla, niente aglio, finalmente solo pesce, una valanga di pesce. E che dire delle aringhe marinate con l’aneto? Per non parlare poi delle aringhe affumicate, croccanti ma non dure, con il loro tipico sapore di fumo che però non sovrasta il buono dell’aringa, si assapora quindi nella sua interezza, immergendosi con la mente nei freddi suoi mari dove il blu cobalto regna sovrano.


«Chi va lontan da la sua patria, vede / cose, da quel che già credea, lontane;
/ che narrandole poi, non se gli crede» Orlando Furioso, Ludovico Ariosto»

Come non ricordare il buon Ludovico, era solo il medioevo ma aveva già colto il senso del viaggio e del viaggiatore.
Il viaggio è un percorso da un paese ad un altro, o da una nazione ad un’altra. Il viaggiatore è colui che torna al luogo natio e racconta. Narra dei luoghi ameni incontrati, narra della gente che ha conosciuto e magari ha fatto un pezzo di strada insieme. È colui che ci riporta i fatti avvenuti o quelli mancati, ma soprattutto è colui che ci fa vedere attraverso le sue parole ciò che i suoi occhi hanno ammirato. 

Già, però non si vede il mondo solo con gli occhi, si devono aggiungere anche le sensazioni. Subentra ad esempio l’acquolina in bocca, come quella che provi nel guardare una vetrina piena di ciambelle alla cannella e il cioccolato come piovesse. Oppure si sentono i brividi che  ho provato quando ho toccato con le dita il mare di Sommaroy in una dolce e assolata mattina d’autunno. 



E che dire degli odori?

Il muschio, i fiori, i funghi bagnati ancora di rugiada brillano appena un raggio di sole l’illumina e spargono nell’aria il loro gradevole e appena percettibile profumo che emanano. 


I fiori bellissimi ad ogni angolo di strada per impreziosirla, raccolti nella galleria delle foto,


come pure  gli animali incontrati per caso e quelli ammirati al Polar Park. Ecco all’incirca questo è il viaggiatore. Voglio emularlo da sempre. Sono anch’io una viaggiatrice, forse leggermente incasinata con la lingua straniera e con le "app" che non si aprono quando mi servono e non mi permettono di visionare il tragitto del bus. Ed è quello che mi capita subito il secondo giorno quando devo mettermi in fila per fare il biglietto. La mia amica nel frattempo è andata a recuperare le valigie al deposito e io da brava ragazza l’aspetto. Le file sono due una è per imbarcarsi sull’ Hurtjgruten e per l’altra non c’è scritto. Dunque raggiungo la mia amica e le chiedo quale sia la fila da fare perché non leggo  “bus” da nessuna parte.

E dunque che si fa?
Scopro che ha fatto il biglietto per una tre giorni di viaggio sul famoso postale norvegese e non me l’ha detto per farmi una sorpresa, direi ottima sorpresa. 


È un sogno che nutro dalla prima volta che sono stata nei paesi scandinavi. La fila è lunga e iniziamo a conversare con un’amabile signora che poi ci farà poi compagnia per tutti i giorni di navigazione.



Ritorniamo per un attimo al salmone fresco. Amo gustarlo in compagnia della marmellata di lamponi, fragole, mirtilli. È bello vedere le marmellate esposte nelle “burnie” come si conservavano una volta.

La migliore autrice di marmellate è stata mia Madrina, per me andava a raccogliere i mirtilli in alta quota, le fragole le aveva nel giardino e i lamponi erano lungo il bordo dell’orto. Erano sapori squisiti, impressi nella mia memoria gustativa, sono contenta di averli ritrovati qui, a migliaia di chilometri dalle mie montagne.
Tavole imbandite, cucina internazionale sulla nave intersecata alla tradizione dei nordici menù. Posso solo parlare del cibo perché il vino era sotto chiave con costi proibitivi e lì lo abbiamo lasciato.
Una cena di benvenuto offerta (in realtà era inclusa nel biglietto) con piatti caldi e freddi a scelta dei commensali. Bellissima la sala da pranzo sulla prua con visione a 180 gradi sull’esterno. Tutto suggestivo, come deve essere l'inizio di una fantastica avventura, e questa lo è stata veramente.

...fine prima parte, il bello viene dopo.


5 Ottobre 2023








sabato 27 maggio 2023

COSA HO IMPARATO QUEST'ANNO AL SALONE DEL LIBRO IN TORINO 2023 E QUAL E' IL MESSAGGIO CHE PORTO A CASA

 

Cosa ho imparato quest'anno al Salone del Libro in Torino 2023 e qual è il messaggio che porto a casa.


La mia cinque giorni di presenza ve la voglio raccontare da un punto di vista diverso dal narrare quanto i libri sono piaciuti, io vi voglio dire della gente, in particolare della loro umanità; del resto dei libri e sui libri parleranno già tutti gli altri blogger e giornalisti.

Lunedì 22 maggio 2023 è stata la giornata conclusiva. Quest'anno i dati riportano una crescita di presenze, siamo arrivati a 215.000 persone. Sono sfilate nel corridoio antistante alla mia postazione tutti, dai piccini agli adulti. E' stato spettacolo puro. 

Oltre lo specchio Alice mi ha condotta alla riflessione e a pormi sempre molte domande, ad alcune riesco dare risposta, ad altre no. Per questo motivo ho intervistato un Editore.

Ho scelto solo tre semplici domande, che in realtà racchiudono un pianeta da esplorare.

Il Salone è giovane, quindi ho intervistato Gianni La Corte, Ceo/ Direttore Editoriale di LA CORTE Editore.

Eccoci: " Allora tre brevi domande a lei come editore".

"L'editore quale ruolo ha nel suo stand durante la Fiera del Libro?"

Risposta:

“ Durante la Fiera del Libro, io in particolare appunto, noi i nostri La Corte Editore cerchiamo davvero di proporre ai nostri lettori i libri che possano essere più indicati per loro, quindi durante questa fiera poi è bello perché si va in qualche modo a tirare le fila di un anno di lavoro, di scelte fatte e compiute e si ha l'occasione di misurare davvero con mano se sono effettivamente piaciute al pubblico, se piacciono, cosa va, cosa non va, quindi l'editore allo stand deve innanzitutto avere contatto col pubblico e poi ovviamente serve invece per tutti i mille contatti lavorativi e professionali che in occasioni come queste si intrecciano e si stringono”.

Seconda domanda:

Cosa deve fare l'autore nello stand? Fa solo il firma copie o deve anche lavorare?”

Risposta:

“ Per noi, nel nostro caso l'autore deve essere, deve metterci il suo entusiasmo, nel senso che siamo noi a vendere i suoi libri, c'è il nostro staff, 


ma deve poi saper raccontare magari al momento giusto, dare due parole in più, oppure deve firmare la copia perché, ecco a noi piace portare molti autori allo stand perché il cliente al Salone del Libro paga un biglietto e quindi cerchiamo di dare un'esperienza diversa cerchiamo di dare al lettore che ci viene a trovare tante anteprime, esclusive, appunto autori che possano in qualche modo firmagli la copia o raccontargli qualcosa in più in maniera tale che possano portarsi a casa qualcosa in più del semplice libro comprato in libreria”.


Terza e ultima domanda:

Gli autori hanno la facoltà di incontrarsi, autori che non si conoscono della sua casa editrice, ma gli autori fra loro oltre a presentarsi, se la possono chiacchierare un po'?”.

Risposta:

“ Sì assolutamente. Da noi si stringono davvero grandi amicizie e poi penso alla nostra casa editrice come a una grande famiglia quindi diventa molto spontaneo poi proseguire magari la serata a cena insieme o che cosa. Quindi sì fra gli autori nascono delle bellissime amicizie e poi sono occasioni anche di confronto, per confrontarsi su quello che va o che non va, darsi dei consigli vicendevolmente quindi anzi il salone diventa davvero un'occasione da collante o per migliorare ancora le proprie competenze o scambiarle”.

“Grazie mille, alla prossima” concludo.


Sembra forse un po' strano rivolgere lo sguardo altrove, non sulle le pagine scritte, ma su chi ho conosciuto, su chi mi ha elargito ascolto incondizionato pur non avendomi mai vista,


Ecco questo è il messaggio che mi porto a casa...

Esprimo gratitudine per ogni incontro. Mi avete fatto capire che ci sono ancora molte persone buone, con anime belle, pronte a mettersi al servizio degli altri, e per me questo conta molto.


Quindi voglio ringraziare il Dott. Antonio Zullo, una splendida persona per la sua amabile comprensione. Auspico un giorno poter assistere a qualche sua lezione, lui è un criminologo della Polizia di Stato di Torino. Argomento affascinante che dipana l'umano e lo legge nelle sue spire, mettendo a nudo quelle circonvoluzioni cerebrali che inducono l'individuo a commettere fatti o a non commetterli e questo fa il distinguo. Certo è che anche l'ambiente in cui si vive, prima famigliare e poi i rapporti con chi ci si circonda sicuramente influiscono e forgiano le menti.


Un altro particolare ringraziamento lo vorrei rivolgere al Prof. Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale con cui ho potuto dialogare come fossi una sua alunna e la magia dannunziana ha avuto inizio.



Alle sue amabili curatrici Chiara e Giusy, due splendide donne, con cui è scattata quella sintonia che si chiama amicizia.


Alle mie nuove amiche di penna e di disegno con cui faremo un pezzo di strada insieme nel nostro percorso di vita. Non vi cito tutte ragazze, perché siete tante, ma voi lo sapete che parlo di voi.


Alla mia amica di Palermo, grande professionista che ha nel suo animo la divulgazione degli scritti dei suoi conterranei e che dallo scorso anno mi fa assaggiare i suoi splendidi volumi.

Grazie mille Dott.ssa Sonia Soresi.


Infine desidero ringraziare tutti gli studenti con cui ho avuto modo di dialogare, di domandare, di rispondere. Sono stata molto contenta di trovare ragazze/i molto preparati, lettori di Kafka o di Dostoevskij di loro iniziativa senza l'obbligo di lettura da parte della scuola. Ci siamo confrontati, sul volgere lo sguardo anche oltre oceano e leggere ad esempio Steinbeck o restando nel vecchio Continente per gustare il premio Nobel Eric Boll. Mi sono permessa di suggerire loro questo, perché anche la mia mitica Prof. Angela Falcone lo fece, e per me si aprì un altro mondo.

Quando la connessione umana diventa connessione d'intenti è un magnifico vivere, perché solo con il cuore possiamo cercare di diventare migliori, l'ascolto con il dialogo ci aiutano a realizzarlo. C'è sempre da imparare, aumentare il proprio bagaglio culturale ci arricchisce dentro e ci fa stare bene.

Avere un obiettivo da raggiungere, mettersi in gioco anche solo con le parole, diverse per ogni persona che incontriamo, perché noi siamo diversi, è fondamentale affinché arricchendo il nostro vocabolario, implementando le nostre conoscenze ci rendiamo conto sempre più che l'essere umano è stato creato per stare insieme, pur ammettendo che serve anche alla mente lo stare da soli, per una meditazione o qual altro si voglia. Certo è che quest'anno al di là di tutto, mi sono proprio divertita e mi porto dentro la gioia che ho provato partecipandovi.


I sorrisi ricevuti e regalati hanno completato le mie cinque giornate torinesi!



mercoledì 17 maggio 2023

ERO UNA DEI 150.000...

 

Ero una dei 150.000...



Proprio così! Ero una dei 150.000 visitatori di Tutto Food Milano 2023, quest'anno con il ritorno in presenza anche di Host Milano. Grande e bellissima rassegna che ha coinvolto oltre 2700 aziende. E' la terza volta che ho il piacere di visitarla. Arrivo in treno e si sa che sul treno si viaggia in compagnia, fra una chiacchiera e l'altra, ho scoperto che il signore che ha condiviso il viaggio è titolare di un'agenzia di rappresentanza di caffè. E proprio da lì è iniziato il mio tour.

Il caffè.

Ritengo che molti debbano essere grati ad una tazza di caffè, vi chiederete il perché. Ecco, perché il caffè ha il potere di rappresentare momenti importanti della nostra vita.

E' ricevere, è accogliere l'ospite, è congedarsi.

Non immaginate quanto aiuti nei momenti di convivialità. Un fine pranzo di lavoro, una pausa durante la giornata. A volte con gli amici ci si vede anche solo per un caffè!

Ci avete mai pensato quanto questa bevanda possa giungere coma manna dal cielo? Davanti al caffè stringiamo accordi, contratti commerciali ad esempio, concludiamo trattative, ci diamo appuntamento! Il caffè nonostante sia una bevanda nervina dal punto di vista alimentare, in realtà ci dona quel relax di cui avevamo bisogno per sentirci a nostro agio, per foraggiare la nostra tesi, per sostenere il nostro punto.

Viceversa, se in compagnia riesce a darti quella serenità che in quel momento ti occorreva, una buona tazza di caffè al mattino è corroborante per tutta la giornata. Soprattutto se il caffè che andiamo a sorseggiare è buono. Lo so che il caffè è anche un vizio, ma come in tutte le cose occorre essere morigerati, ma non privarsi mai di un piccolo piacere quotidiano!

Ecco al Sig. Roberto Milan ho chiesto come mai avesse scelto di occuparsi proprio di questa marca di caffè, e cos'era che l'aveva indotto a scegliere questa piuttosto di un'altra, visto che gli ho detto che non la conoscevo. La risposta è stata: “Perché è la migliore, il caffè è il più buono che c'è!”.





Debbo riconoscere che è effettivamente così.

Sono un buon giudice, visto il mio passato trascorso a lavorare nel bar dei miei cugini, quindi quando sento l'aroma che dalla tazzina sale e mi coinvolge, significa che è proprio un buon caffè.

A riguardo di quanto ne consumo, mi sento molto più napoletana che piemontese, per questo sono molto selettiva e severa nel giudicare.

Quindi debbo dire che KENON è promosso a pieni voti con il diritto di divulgazione più ampio che possa aspirare. E' dal 1892 che viene torrefatto a Napoli e ci sarà pure un motivo se il proprietario veniva chiamato “ 'rre d” o cafè di Napoli”, ricordiamo che qui rappresenta oltre che la tradizione, un vero e proprio rito, che include anche un modo per ringraziare le persone.


                                                                       

Ho poi assistito all'inaugurazione della manifestazione. Molto interessante la conferenza stampa, la filiera agroalimentare anticipa il futuro del settore. Si è parlato molto di eco sostenibilità, di responsabilità e proprio in questa ottica è stata riproposta l'iniziativa di recuperare a fine giornata gli alimenti non ancora utilizzati per destinarli a chi ne ha bisogno attraverso le mense gratuite e i banchi alimentari. E' sempre lodevole e degna di nota questa scelta.



Tappa successiva Marche!

Sono stata piacevolmente colpita che in questo stand fossero tutti giovanissimi a rappresentare l'azienda che si occupa di salumeria. Il Centro Carni di Sibillini ovvero CCS, mi ha attratto perché sul banco ho visto il Ciauscolo. E' un prodotto che conoscevo per i mie trascorsi a Grottammare con la mia famiglia. Si tratta di un salame diverso dagli altri perché può essere anche spalmato sul pane, tanto è morbido e a grana fine.

Una tavola imbandita mi ha accolta e attirata, ma è stato il dialogare con loro che ha fatto la differenza.

Questa è la gioventù che vogliamo. Parlo con la Sig. Debora Mariani, tenace, preparata, istruita, costruttiva e innovativa.


What else? Verrebbe da dire quando vedi questa ragazza, un virgulto già plasmato dal desiderio di affermarsi, già sicura nell'essere nel giusto. Proiettata nel risultato da ottenere, ma soprattutto conscia che questa è la strada da seguire. Si emoziona quando mi racconta che nel giorno d'apertura ha dialogato quasi tutto il giorno in inglese, lo dice timidamente, però si sente fiera perché ha messo a frutto i suoi studi rendendo i suoi genitori orgogliosi di lei che sa far uscire dai confini italici i prodotti della sua terra.


Mille sarebbero le cose ancora da raccontare, ma Tutto Food va visto, assaggiato, conquistato metro dopo metro, padiglione in padiglione. Le parole in questo caso possono solo aggiungere, possono solo rappresentare il companatico, perché sono stati il gusto, l'olfatto, la vista, il tatto e l'udito che hanno svolto e colto appieno il significato di essere presenti!




giovedì 6 aprile 2023

L' ALLURE DI VINITALY 2023


L'ALLURE DI VINITALY 2023


In gita quasi scolastica a Verona, città dell'amore per eccellenza, oggi 4 Aprile 2023 per alcuni giorni diventa la città del vino.

La rassegna è conosciuta in tutto il mondo e questo rappresenta un segno di distinguo.

Per la prima volta visito Vinitaly e debbo dire che il messaggio da portare a casa secondo il mio vedere è: “Allure”, che vuol dire fascino.

Dico questo, perché il vino quando lo rotei nel bicchiere, il suo sentore ti ammalia per la fragranza che sprigiona e t'invita a comprendere il suo essere. Trovi il frutto di bosco, senti le note più legnose, o si sprigiona in bollicine d'estasi. Ho visto la manifestazione dal punto di vista di una donna, del resto quelle stesse parole usate per descrivere il vino poc'anzi, si potrebbero attribuire all'universo femminile. Per questo, mi sono soffermata a parlare soprattutto con le grandi Donne del vino.

Il fascino delle donne è nelle loro bottiglie, una varietà che abbraccia ogni desiderio: rosso, rosè, bianco per finire ai distillati.

Affascinanti donne che non hanno bisogno di lusingare il pubblico, i loro vini parlano in nome loro proprio.


E' stata una cosa mirabile potermi fotografare con la bellissima signora di Donna Fugata, Josè Rallo, figlia della signora Gabriella, pioniera come donna nell'imprenditoria femminile nel campo della viticoltura.


Poi un amabile racconto con le sue collaboratrici circa l'unione d'intenti con i creatori di moda Dolce & Gabbana ha concluso l'incontro in terra di Sicilia, ma tra una domanda e una risposta sono stata colpita dalla splendida “calata siciliana” della signora di origini tedesche!



L'impegno della famiglia che da 5 generazioni produce vini di qualità, va ben oltre essere solo vignaioli, difatti oltre essere promotori del Made in Italy nel mondo per l'eccezionalità dei prodotti, per la ricerca del sostenibile rispettando l'ambiente, per la creatività, sta portando avanti numerosi altri progetti quali: il vino e musica, il vino con l'arte e la femminilità.

Le sue Donne, la signora Gabriella è stata fra le socie fondatrici dell’Associazione Nazionale Donne del Vino che valorizza l’impegno femminile in tutte le categorie della filiera vitivinicola. La signora Josè Rallo ama l'innovazione e la comunicazione, così inizia a raccontare il vino come cantante del Donnafugata Music&Wine. Nel 2002 riceve il Premio Bellisario, che premia solo donne che si sono distinte per merito. E per me è stato un onore poter dialogare con lei, donna gentile e affabile, ma soprattutto semplice, basti pensare che voleva provvedere lei a fotografarmi con le sue assistenti. Questa è ormai una rara qualità, ma credetemi è sicuramente la migliore! Direi che lei è veramente la rappresentante dei suoi vini, coltivati con semplicità, come le mani sanno fare, bellissima come sole che illumina il suo incarnato, con un forte carattere che si rispecchia nei suoi bianchi e raggiante come il Chiarandà Contessa Entellina Doc Chardonnay dal bouquet intenso con nuances di fiori di ginestra, tracce di nocciola e vaniglia che concorrono a renderlo strutturato e ricco di sfumature dall'enorme potenziale delle Terre del Gattopardo.


Ho programmato le mie tappe, come fosse un giro d'Italia, zigzagando dal sud, al nord, al centro e via dicendo.

Come una scolaretta con il taccuino rosso e blu in mano, mi sono fatta strada nei corridoi fra gli stand frequentati quasi esclusivamente da signori. Spiccavo talmente tanto in mezzo a loro che il mio giacchino rosso, sembrava quasi surreale, invece sono molto reale, con una buona conoscenza del territorio e dei preziosi vitigni.

E' un mondo affascinante, il buon Veronelli ha saputo infondere in me la curiosità e la voglia di studiare e d'apprendere sugli antichi vigneti, sul fondere nella sintonia le uve al fine di ottenere quel vino che ora e sempre è il nettare degli dei, anche se sono gli umani a berlo!

Il vino non è come il cibo, che deve saziare. Il vino è tatto, eleganza, stile. E' savoir-faire. Il vino non è appagazione, è accompagnamento, introduzione, come un prosecco sa introdurre e preparare il palato per le portate che saranno servite dopo l'antipasto ad esempio. Il vino se ci pensate ci accompagna durante un banchetto, piatto dopo piatto ci fa compagnia ed è noto che la scelta di un buon vino può influenzare una trattativa durante un pranzo di lavoro.


Detto questo, mi sono recata dalla casa vitivinicola Ornella Bellia dove mi raccontano Giorgia e Gianni, che tutto viene fatto ancora come una volta, ma soprattutto ci tengono a precisare che dalla potatura alla vinificazione fanno tutto loro. Hanno la reggenza del Refosco, quello dal peduncolo rosso per intenderci. Assaggio volentieri il G1928 che mi offrono. E' chiamato così per omaggiare il padre Giovanni, nato appunto nel 1928 e per ricordare che la sua forza del suo duro lavoro è ancora tutt'oggi considerata la radice della forza della famiglia. Un bell'esempio di italianità di Lison frazione di Portogruaro e Pramaggiore (VE).


Dalle terre intorno Pramaggiore vicino Venezia mi sposto verso Vedelago e Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, mi fermo allo stand dei Col dei Franchi, dove una inaspettata sorpresa mi attende. Mi spiego meglio, si presentano come i guerrieri dei vigneti, i predatori delle vigne, con l'uso delle cantine altrui per produrre i loro vini. Si tratta di due giovanissimi imprenditori, due fratelli, il maggiore di 26 anni, il minore di 24 e un socio che in meno di qualche anno hanno ideato il loro progetto e realizzato. Spiego loro che non avevo mai sentito di questa ardita impresa. Senza dubbio è stato un salto nel vuoto, perché potevano anche cadere, invece sono atterrati sui terreni migliori dove con la loro favella hanno saputo convincere i proprietari dei vigneti, anche i piccoli (ma solo quelli che producevano ottime uve), a venderle a loro. Ed è una missione che stanno portando avanti, come un'opera quasi apostolica di fidelizzazione sono riusciti e continuano a riuscire facendo aumentare il numero di proseliti a loro seguito. Non disponevano di terre proprie, né in affitto, non erano neanche proprietari di una cantina, con impegno e dedizione hanno usato le cantine degli altri per produrre i loro vini. E ci sono riusciti alla grande! Sono rimasta conquistata dalla loro voglia di mettersi in gioco, dalla loro voglia di fare e quando chiedo se hanno già profitti, mi sento rispondere che ci vuole calma e costanza, che i primi anni si deve investire senza pensare a raccogliere, solo così si potranno raggiungere livelli che soddisferanno anche dal punto di vista economico. Mi è parso di parlare con un consumato uomo d'affari, che la sa lunga sul lavorare, invece ho davanti a me solo un giovane uomo, che come suo fratello ha gli occhi che s'illuminano quando lo racconta. Bravi, decisamente bravi. E' questa la gioventù che la nostra Nazione ha bisogno. E l'assaggio offerto, un Prosecco Doc Rosè Millesimato, frutto di di uve bianche e nere, caratterizzato da un fine perlage è all'altezza del nome che porta. Complimenti!



La mia lista fa tappa a Villa Canestrari Familes.

Ho dovuto attendere un po' perché tutto il personale era impegnato, ma come sempre sono stata premiata perché una bellissima signora bionda mi accoglie. E' la signora Adriana Franchi, che amabilmente mi intrattiene portandomi con le sue parole, nelle sue vigne, narrandomi la storia della famiglia e dei loro valori. Un amore nato fra due giovani, lei e suo marito, hanno dato vita ad una prestigiosa azienda. Senza averlo programmato, il destino ha voluto coniugare oltre che due casati, anche le loro due aziende vinicole, dando così origine ad una ditta moderna che ha voluto conservare gli antichi ricordi facendoli confluire in un museo: “ Il museo del vino”.         La signora Adriana mi spiega con gioia che anche un quaderno del bisnonno è conservato in una teca, contiene gli appunti degli studi di enologia, perché lui è stato uno dei primi italiani ad essere diplomato enologo, era il 1888.

Un'idea strepitosa, che merita sicuramente una visita, perché nel suo interno si scorge la passione con cui è stato creato, fatto anche di riconoscenza per chi li ha preceduti, conservando nell'allestimento sia gli oggetti del lavoro quotidiano di un tempo, sia la documentazione relativa, ed è bello scoprire oggi, ad esempio, a quanto erano vendute le uve, insieme alle pese di un tempo, decisamente diverse dalle elettroniche odierne. Nel museo s'impara, e questo è fondamentale. Sono passate 5 generazioni che hanno fatto la storia di questi territori, coltivati con saggezza e dedizione, vite intere dedicate al lavoro in vigna e poi in cantina a pigiare l'uva, a torchiare e a imbottigliare. Ogni anno, come l'anno precedente in attesa di versare nei bicchieri il frutto del lavoro che ha dato prestigio a questa azienda dove la memoria e la cultura sono valori importanti.

Qui in terra veneta è avvenuta la magia, anche i loro terreni si sono coniugati, laddove il calcareo tipico del Valpolicella si è incontrato con il vulcanico del Soave. Ed è come la realtà, dove la bionda signora, rappresenta il suo Soave che va a braccetto con il suo Amarone e insieme ci regalano ottimi vini frutto della loro esperienza arricchita dall'antico retaggio dei loro avi. E per darmene conferma mi offre un ottimo Amarone, il suo preferito! L'amarone per chi non lo conosce è un rosso, dal colore di un rubino con intensi riflessi granata. Conserva per sé note di cacao, di frutti sotto spirito, di spezie e persino di sigaro Avana. Il lungo affinamento in bottiglia gli conferma il suo tipico e straordinario sapore asciutto ma al contempo è morbido e coinvolgente, proprio come Adriana che mi ha intrattenuto in questa piacevole conversazione.


In Trentino, c'è Bessererhof una tenuta di vini che parte dai 350 metri fino ai 900. Ai piedi delle Dolomiti in un luogo in cui piove poco ed è molto soleggiato, inoltre le correnti fresche della valle Isarco e il caldo dell'incavo di Bolzano crea un formidabile ma giusto sbalzo fra la notte e il giorno. La famiglia Mair coltiva i vigneti dal 1950, ma solo nel 1980 decide di vinificare in proprio a Fiè allo Sciliar. Hannes, il figlio, mi illustra come le uve vengono raccolte a mano e che per ogni tipo d'uva il processo di maturazione è diverso. Ad esempio per lo Chardonnay le uve vendemmiate sono torchiate in modo dolce, poi mosto d'uva viene fatto sedimentare e raggiunge le botti di legno dove sosta per un certo periodo, fino a stare 12 mesi nella botte grande, in seguito. Quindi passa nel serbatoio d'acciaio dove resta per un anno, infine va nella bottiglia dove trascorre altri 3 mesi prima di poterlo gustare.

Mi offre un vino di quota 800, visto che gli parlo delle mie viti Chardonnay a 950 metri.

Poi mi illumina sul suo Moscato giallo, il cui profumo sa di agrumi e di noce moscata, con una spruzzata di pepe e un lieve sentore di menta piperita montana. Tutto questo regala un dolce profumo all'olfatto ma quando si beve, in bocca lascia un tono diverso che lo distingue in modo speciale.

Hannes parla dei suoi terreni, delle sue uve, del clima di cui godono che danno loro quegli aromi sapidi e intensi che a volte si ammantano di fiori di pesco o di albicocco ma anche di aromi che vanno dal sambuco, all'uva spina, al ribes nero.

Ne parla con il fervore di un innamorato e come se parlasse della sua donna, la elogia.

Lo comprendo perché forse è ora di dirlo che il vino è donna, e l'allure che emana conquista gli uomini, proprio perché genuina e cresciuta con dedizione, attrae, cattura, alletta; ma come tutte le cose belle, occorre assaporarle con moderazione, altrimenti non si riesce a gustare per intero la bellezza che contiene!


Ed eccomi a Siena presso la Tenuta di Arceno, dove incontro la signora Sandra Gonzi.



La particolarità di questa azienda è che ha origine nell'anno 1000, poi la proprietà divenne di nobili senesi, successivamente c'è stata l'acquisizione da parte di un'azienda che a sua volta l'ha rivenduta ad altri privati del luogo e infine ora la proprietà è californiana. Quindi porte aperte all'esportazione! La California è uno Stato dove c'è una forte produzione di vini e l'ambita idea dei nuovi acquisitori è senza dubbio vincente. Sandra già direttrice è stata scelta per il ruolo di manager. Questo è un valore aggiunto all'azienda, perché il riconoscimento del valore della donna come dirigente è un biglietto da visita molto importante. Lei è molto simpatica e chiacchieriamo come fossimo vecchie amiche. Siamo su Instagram entrambe, mi fa vedere foto della finestra del suo ufficio: una favola! Lei ogni giorno da quella finestra vede le terre dove il colore dei vigneti passa dal brullo invernale al verde estivo fino a ramarsi e indorarsi dei colori autunnali che riflettono la bellezza della natura che la circonda. Nel suo parlare e nel raccontarsi si sente la gioia che nutre per il suo lavoro, che non è solo fatto di numeri e di budget da raggiungere, ovviamente, ma è pieno della voglia di stare in quel territorio dove indubbiamente le ricorda la sua infanzia, dove forse è nato lo spirito che la conduce verso i suoi successi. Una donna che con il suo vino ha uno speciale legame e le brillano gli occhi quando mi racconta. La tenuta vanta una storia antica difatti un documento dell'anno 1000 cita l'esistenza di una comunità agricola indipendente ad Arceno, poi il susseguirsi degli eventi già citati, fino ad oggi, dove gli ettari in totale della tenuta sono 1000, di cui 92 coltivati a vigneti, 50 a uliveti, il restante è per la maggior parte bosco e vegetazione autoctona. Le uve prodotte sono Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Mi viene offerto un calice di rosso di Chianti Classico Docg, si percepiscono lievi sfumature di cedro, note di spezie come noce moscata e cannella, i tannini sono raffinati così pure l'acidità.

Sandra mi invita come tutti gli altri produttori a farle visita, le prometto, come ho detto a tutti, che prima o poi arriverò! E' sempre un piacere fare nuove conoscenze. Oggi qui ho incontrato persone squisite, sono molto contenta di questa giornata. Ho appreso molto sulla diversità del nostro territorio, nella composizione dei terreni che passa dallo scisto all'arenaria, all'argilla o al basalto vulcanico, per citarne solo alcuni. Terre lontane, terre vicine, dal Piemonte alla Sicilia, curate con l'anima, con lo spirito imprenditoriale che distinguono l'Italia dal resto del mondo. La bellezza, l'unicità ma soprattutto noi italiani facciamo la differenza.

Qui, Germana Blandin Savoia da Verona è tutto, alla prossima.


p.s. Devo puntualizzare che dai calici ho sorseggiato un micron di vino per ogni assaggio, altrimenti sarei uscita a quattro gambe come si suol dire. Del resto basta poco per capire com'è il vino.