L'ALLURE
DI VINITALY 2023
In
gita quasi scolastica a Verona, città dell'amore per eccellenza,
oggi 4 Aprile 2023 per alcuni giorni diventa la città del vino.
La
rassegna è conosciuta in tutto il mondo e questo rappresenta un
segno di distinguo.
Per
la prima volta visito Vinitaly e debbo dire che il messaggio da
portare a casa secondo il mio vedere è: “Allure”, che vuol dire
fascino.
Dico
questo, perché il vino quando lo rotei nel bicchiere, il suo sentore
ti ammalia per la fragranza che sprigiona e t'invita a comprendere il
suo essere. Trovi il frutto di bosco, senti le note più legnose, o
si sprigiona in bollicine d'estasi. Ho visto la manifestazione dal
punto di vista di una donna, del resto quelle stesse parole usate per
descrivere il vino poc'anzi, si potrebbero attribuire all'universo
femminile. Per questo, mi sono soffermata a parlare soprattutto con
le grandi Donne del vino.
Il
fascino delle donne è nelle loro bottiglie, una varietà che
abbraccia ogni desiderio: rosso, rosè, bianco per finire ai
distillati.
Affascinanti
donne che non hanno bisogno di lusingare il pubblico, i loro vini
parlano in nome loro proprio.
E'
stata una cosa mirabile potermi fotografare con la bellissima signora
di Donna Fugata, Josè Rallo, figlia della signora Gabriella,
pioniera come donna nell'imprenditoria femminile nel campo della
viticoltura.
Poi
un amabile racconto con le sue collaboratrici circa l'unione
d'intenti con i creatori di moda Dolce & Gabbana ha concluso
l'incontro in terra di Sicilia, ma tra una domanda e una risposta
sono stata colpita dalla splendida “calata siciliana” della
signora di origini tedesche!
L'impegno
della famiglia che da 5 generazioni produce vini di qualità, va ben
oltre essere solo vignaioli, difatti oltre essere promotori del Made
in Italy nel mondo per l'eccezionalità dei prodotti, per la ricerca
del sostenibile rispettando l'ambiente, per la creatività, sta
portando avanti numerosi altri progetti quali: il vino e musica, il
vino con l'arte e la femminilità.
Le
sue Donne, la signora Gabriella è stata fra le socie fondatrici
dell’Associazione
Nazionale Donne del Vino che valorizza l’impegno femminile in tutte
le categorie della filiera vitivinicola. La signora Josè Rallo ama
l'innovazione e la comunicazione, così inizia a raccontare il vino
come cantante del Donnafugata Music&Wine. Nel 2002 riceve il
Premio Bellisario, che premia solo donne che si sono distinte per
merito. E per me è stato un onore poter dialogare con lei, donna
gentile e affabile, ma soprattutto semplice, basti pensare che voleva
provvedere lei a fotografarmi con le sue assistenti. Questa è ormai
una rara qualità, ma credetemi è sicuramente la migliore! Direi che
lei è veramente la rappresentante dei suoi vini, coltivati con
semplicità, come le mani sanno fare, bellissima come sole che
illumina il suo incarnato, con un forte carattere che si rispecchia
nei suoi bianchi
e raggiante come il Chiarandà
Contessa
Entellina Doc Chardonnay
dal bouquet intenso con nuances di fiori di ginestra, tracce di
nocciola e vaniglia che concorrono a renderlo strutturato e ricco di
sfumature dall'enorme potenziale delle Terre del Gattopardo.
Ho
programmato le mie tappe, come fosse un giro d'Italia, zigzagando dal
sud, al nord, al centro e via dicendo.
Come
una scolaretta con il taccuino rosso e blu in mano, mi sono fatta
strada nei corridoi fra gli stand frequentati quasi esclusivamente da
signori. Spiccavo talmente tanto in mezzo a loro che il mio giacchino
rosso, sembrava quasi surreale, invece sono molto reale, con una
buona conoscenza del territorio e dei preziosi vitigni.
E'
un mondo affascinante, il buon Veronelli ha saputo infondere in me la
curiosità e la voglia di studiare e d'apprendere sugli antichi
vigneti, sul fondere nella sintonia le uve al fine di ottenere quel
vino che ora e sempre è il nettare degli dei, anche se sono gli
umani a berlo!
Il
vino non è come il cibo, che deve saziare. Il vino è tatto,
eleganza, stile. E' savoir-faire. Il vino non è appagazione, è
accompagnamento, introduzione, come un prosecco sa introdurre e
preparare il palato per le portate che saranno servite dopo
l'antipasto ad esempio. Il vino se ci pensate ci accompagna durante
un banchetto, piatto dopo piatto ci fa compagnia ed è noto che la
scelta di un buon vino può influenzare una trattativa durante un
pranzo di lavoro.
Detto
questo, mi sono recata dalla casa vitivinicola Ornella Bellia
dove mi raccontano Giorgia e Gianni, che tutto viene fatto ancora
come una volta, ma soprattutto ci tengono a precisare che dalla
potatura alla vinificazione fanno tutto loro. Hanno la reggenza del
Refosco, quello dal peduncolo rosso per intenderci. Assaggio
volentieri il G1928 che mi offrono. E' chiamato così per omaggiare
il padre Giovanni, nato appunto nel 1928 e per ricordare che la sua
forza del suo duro lavoro è ancora tutt'oggi considerata la radice
della forza della famiglia. Un bell'esempio di italianità di Lison
frazione di Portogruaro e Pramaggiore (VE).
Dalle
terre intorno Pramaggiore vicino Venezia mi sposto verso Vedelago e
Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, mi fermo allo stand
dei Col
dei Franchi, dove
una inaspettata sorpresa mi attende. Mi spiego meglio, si presentano
come i guerrieri dei vigneti, i predatori delle vigne, con l'uso
delle cantine altrui per produrre i loro vini. Si tratta di due
giovanissimi imprenditori, due fratelli, il maggiore di 26 anni, il
minore di 24 e un socio che in meno di qualche anno hanno ideato il
loro progetto e realizzato. Spiego loro che non avevo mai sentito di
questa ardita impresa. Senza dubbio è stato un salto nel vuoto,
perché potevano anche cadere, invece sono atterrati sui terreni
migliori dove con la loro favella hanno saputo convincere i
proprietari dei vigneti, anche i piccoli (ma solo quelli che
producevano ottime uve), a venderle a loro. Ed è una missione che
stanno portando avanti, come un'opera quasi apostolica di
fidelizzazione sono riusciti e continuano a riuscire facendo
aumentare il numero di proseliti a loro seguito. Non disponevano di
terre proprie, né in affitto, non erano neanche proprietari di una
cantina, con impegno e dedizione hanno usato le cantine degli altri
per produrre i loro vini. E ci sono riusciti alla grande! Sono
rimasta conquistata dalla loro voglia di mettersi in gioco, dalla
loro voglia di fare e quando chiedo se hanno già profitti, mi sento
rispondere che ci vuole calma e costanza, che i primi anni si deve
investire senza pensare a raccogliere, solo così si potranno
raggiungere livelli che soddisferanno anche dal punto di vista
economico. Mi è parso di parlare con un consumato uomo d'affari, che
la sa lunga sul lavorare, invece ho davanti a me solo un giovane
uomo, che come suo fratello ha gli occhi che s'illuminano quando lo
racconta. Bravi, decisamente bravi. E' questa la gioventù che la
nostra Nazione ha bisogno. E l'assaggio offerto, un Prosecco
Doc Rosè Millesimato,
frutto
di di uve bianche e nere, caratterizzato da un
fine
perlage
è
all'altezza del nome che porta. Complimenti!
La
mia lista fa tappa a Villa Canestrari Familes.
Ho
dovuto attendere un po' perché tutto il personale era impegnato, ma
come sempre sono stata premiata perché una bellissima signora bionda
mi accoglie. E' la signora Adriana Franchi, che amabilmente
mi intrattiene portandomi con le sue parole, nelle sue vigne,
narrandomi la storia della famiglia e dei loro valori. Un amore nato
fra due giovani, lei e suo marito, hanno dato vita ad una prestigiosa
azienda. Senza averlo programmato, il destino ha voluto coniugare
oltre che due casati, anche le loro due aziende vinicole, dando così
origine ad una ditta moderna che ha voluto conservare gli antichi
ricordi facendoli confluire in un museo: “ Il museo del vino”. La
signora Adriana mi spiega con gioia che anche un quaderno del
bisnonno è conservato in una teca, contiene gli appunti degli studi
di enologia, perché lui è stato uno dei primi italiani ad essere
diplomato enologo, era il 1888.

Un'idea strepitosa, che merita sicuramente una visita, perché nel suo
interno si scorge la passione con cui è stato creato, fatto anche di
riconoscenza per chi li ha preceduti, conservando nell'allestimento
sia gli oggetti del lavoro quotidiano di un tempo, sia la
documentazione relativa, ed è bello scoprire oggi, ad esempio, a
quanto erano vendute le uve, insieme alle pese di un tempo,
decisamente diverse dalle elettroniche odierne. Nel museo s'impara, e
questo è fondamentale. Sono passate 5 generazioni che hanno fatto la
storia di questi territori, coltivati con saggezza e dedizione, vite
intere dedicate al lavoro in vigna e poi in cantina a pigiare l'uva,
a torchiare e a imbottigliare. Ogni anno, come l'anno precedente in
attesa di versare nei bicchieri il frutto del lavoro che ha dato
prestigio a questa azienda dove la memoria e la cultura sono valori
importanti.
Qui
in terra veneta è avvenuta la magia, anche i loro terreni si sono
coniugati, laddove il calcareo tipico del Valpolicella si è
incontrato con il vulcanico del Soave. Ed è come la realtà, dove
la bionda signora, rappresenta il suo Soave che va a braccetto con il
suo Amarone e insieme ci regalano ottimi vini frutto della loro
esperienza arricchita dall'antico retaggio dei loro avi. E per
darmene conferma mi offre un ottimo Amarone, il suo preferito!
L'amarone per chi non lo conosce è un rosso, dal colore di un rubino
con intensi riflessi granata. Conserva per sé note di cacao, di
frutti sotto spirito, di spezie e persino di sigaro Avana. Il lungo
affinamento in bottiglia gli conferma il suo tipico e straordinario
sapore asciutto ma al contempo è morbido e coinvolgente, proprio
come Adriana che mi ha intrattenuto in questa piacevole
conversazione.
In
Trentino, c'è Bessererhof
una tenuta di vini che parte dai 350 metri fino ai 900. Ai piedi
delle Dolomiti in un luogo in cui piove poco ed è molto soleggiato,
inoltre le correnti fresche della valle Isarco e il caldo dell'incavo
di Bolzano crea un formidabile ma giusto sbalzo fra la notte e il
giorno. La famiglia Mair
coltiva i vigneti dal 1950, ma solo nel 1980 decide di vinificare in
proprio a
Fiè allo Sciliar. Hannes,
il figlio, mi illustra come le uve vengono raccolte a mano e che per
ogni tipo d'uva il processo di maturazione è diverso. Ad esempio per
lo Chardonnay le uve vendemmiate sono torchiate in modo dolce, poi
mosto d'uva viene fatto sedimentare e raggiunge le botti di legno
dove sosta per un certo periodo, fino a stare 12 mesi nella botte
grande, in seguito. Quindi passa nel serbatoio d'acciaio dove resta
per un anno, infine va nella bottiglia dove trascorre altri 3 mesi
prima di poterlo gustare.
Mi
offre un vino di quota 800, visto che gli parlo delle mie viti
Chardonnay a 950 metri.
Poi
mi illumina sul suo Moscato giallo, il cui profumo sa di agrumi e
di noce moscata, con una spruzzata di pepe e un lieve sentore di
menta piperita montana. Tutto questo regala un dolce profumo
all'olfatto ma quando si beve, in bocca lascia un tono diverso che
lo distingue in modo speciale.
Hannes
parla dei suoi terreni, delle sue uve, del clima di cui godono che
danno loro quegli aromi sapidi e intensi che a volte si ammantano di
fiori di pesco o di albicocco ma anche di aromi che vanno dal
sambuco, all'uva spina, al ribes nero.
Ne
parla con il fervore di un innamorato e come se parlasse della sua
donna, la elogia.
Lo
comprendo perché forse è ora di dirlo che il vino è donna, e
l'allure che emana conquista gli uomini, proprio perché genuina e
cresciuta con dedizione, attrae, cattura, alletta; ma come tutte le
cose belle, occorre assaporarle con moderazione, altrimenti non si
riesce a gustare per intero la bellezza che contiene!
Ed
eccomi a Siena presso la Tenuta di Arceno, dove incontro la
signora Sandra Gonzi.

La particolarità di questa azienda è
che ha origine nell'anno 1000, poi la proprietà divenne di nobili
senesi, successivamente c'è stata l'acquisizione da parte di
un'azienda che a sua volta l'ha rivenduta ad altri privati del luogo
e infine ora la proprietà è californiana. Quindi porte aperte
all'esportazione! La California è uno Stato dove c'è una forte
produzione di vini e l'ambita idea dei nuovi acquisitori è senza
dubbio vincente. Sandra già direttrice è stata scelta per il ruolo
di manager. Questo è un valore aggiunto all'azienda, perché il
riconoscimento del valore della donna come dirigente è un biglietto
da visita molto importante. Lei è molto simpatica e chiacchieriamo
come fossimo vecchie amiche. Siamo su Instagram entrambe, mi fa
vedere foto della finestra del suo ufficio: una favola! Lei ogni
giorno da quella finestra vede le terre dove il colore dei vigneti
passa dal brullo invernale al verde estivo fino a ramarsi e indorarsi
dei colori autunnali che riflettono la bellezza della natura che la
circonda. Nel suo parlare e nel raccontarsi si sente la gioia che
nutre per il suo lavoro, che non è solo fatto di numeri e di budget
da raggiungere, ovviamente, ma è pieno della voglia di stare in quel
territorio dove indubbiamente le ricorda la sua infanzia, dove forse
è nato lo spirito che la conduce verso i suoi successi. Una donna
che con il suo vino ha uno speciale legame e le brillano gli occhi
quando mi racconta. La tenuta vanta una storia antica difatti un
documento dell'anno 1000 cita l'esistenza di una comunità agricola
indipendente ad Arceno, poi il susseguirsi degli eventi già citati,
fino ad oggi, dove gli ettari in totale della tenuta sono 1000, di
cui 92 coltivati a vigneti, 50 a uliveti, il restante è per la
maggior parte bosco e vegetazione autoctona. Le uve prodotte sono
Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Mi viene
offerto un calice di rosso di Chianti Classico Docg,
si percepiscono lievi sfumature di cedro, note di spezie come noce
moscata e cannella, i tannini sono raffinati così pure l'acidità.
Sandra
mi invita come tutti gli altri produttori a farle visita, le
prometto, come ho detto a tutti, che prima o poi arriverò! E' sempre
un piacere fare nuove conoscenze. Oggi qui ho incontrato persone
squisite, sono molto contenta di questa giornata. Ho appreso molto
sulla diversità del nostro territorio, nella composizione dei
terreni che passa dallo scisto all'arenaria, all'argilla o al basalto
vulcanico, per citarne solo alcuni. Terre lontane, terre vicine, dal
Piemonte alla Sicilia, curate con l'anima, con lo spirito
imprenditoriale che distinguono l'Italia dal resto del mondo. La
bellezza, l'unicità ma soprattutto noi italiani facciamo la
differenza.
Qui,
Germana Blandin Savoia da Verona è tutto, alla prossima.
p.s.
Devo puntualizzare che dai calici ho sorseggiato un micron di vino
per ogni assaggio, altrimenti sarei uscita a quattro gambe come si
suol dire. Del resto basta poco per capire com'è il vino.